17 ottobre 2018
Aggiornato 22:00

Amazon punta su Torino e Appendino esulta con Chiamparino: dov'è allora la coerenza del M5s?

Lo scopo unico degli amministratori eletti, ad ogni livello, è assorbire il conflitto scaturente da decisioni altrui che non condividono?
La sindaca di Torino Chiara Appendino accanto al candidato premier del Movimento 5 Stelle, Luigi Di Maio
La sindaca di Torino Chiara Appendino accanto al candidato premier del Movimento 5 Stelle, Luigi Di Maio (ANSA/ALESSANDRO DI MARCO)

TORINO - «È un investimento che incrementerà la vitalità delle imprese locali e gli scambi commerciali, a beneficio dei consumatori e rappresenta un volano per l’economia locale. In più si aggiunge a quello annunciato lo scorso anno da Amazon su Torino: il nuovo centro di sviluppo per l’intelligenza artificiale e il Machine Learning». Questa la dichiarazione di Chiara Appendino, sindaco di Torino, relativamente a un doppio investimento delle multinazionale di Jeff Bezos in Italia. Ora, ovviamente, è legittimo pensare il meglio di questo sviluppo occupazionale nel territorio più colpito del nord Italia dalla dilagante disoccupazione. Il commento è lo stesso di Sergio Chiamparino, per altro. Ma subito dopo tornano in mente le manifestazioni della campagna elettorale torinese di due anni fa, i cortei dei pentastellati fuori dai centri commerciali il sabato pomeriggio, al tempo visti come male assoluto e oggi portati a massimo orizzonte valoriale possibile.

Chi abbiamo davanti?
La domanda è quindi sempre la stessa: chi abbiamo di fronte? Una camaleontico soggetto che per sopravvivere ha adottato strategie di marketing politico estremo? Vengono in mente le parole di Sergio Mattarella, quelle in cui sostiene che si debba fare - per le elezioni politiche del prossimo marzo - "una campagna elettorale credibile". Un invito equilibrato a non fare sparate che poi verranno rimangiate, con gravi problemi di credibilità democratica.

La politica non conta più nulla
Ora, può essere che il M5s nazionale non prenderà esempio da Chiara Appendino, è auspicabile. Per altro alla prima cittadina torinese viene riconosciuta una simpatia che a Federico Pizzarotti è stata sempre negata. Eppure Appendino e Pizzarotti sono entrambi un'appendice ideologica del Partito Democratico. Al di là delle scaramucce fatte per serrare le fila dei poveri attivisti, ovviamente. Oppure, e questa è ovviamente l'ipotesi più credibile, è che gli amministratori locali eletti, ad ogn livello, di ogni partito o movimento, altro non siano che maschere: il cui unico scopo è avallare tutte le decisioni che vengono loro imposte dai grandi affaristi: multinazionali, banche, gruppi d'interesse vari. I politici di oggi vengono eletti quindi non per mettere in pratica idee proprie, ma per assorbire il conflitto scaturente da decisioni altrui. Una sorta di democrazia guidata, "il pilota automatico" di cui parlò Piero Fassino qualche tempo fa. Alcuni, gente alla Renzi o alla Chiamparino per intenderci, sono sinceramente entusiasti di questo principio. Altri invece lo subiscono senza potere, e soprattutto volere, fare nulla.