18 giugno 2019
Aggiornato 09:00
Lavoro

Sky: «Restate a casa», giornalisti costretti alle ferie forzate

Continua a far discutere la situazione dei lavoratori della sede romana di Sky: a 7 giornalisti è stato imposto un permesso straordinario retribuito

Striscione di protesta dei giornalisti di SKY della sede di Roma
Striscione di protesta dei giornalisti di SKY della sede di Roma ( ANSA )

ROMA - «E’ meglio che restiate a casa» questo, in sintesi, il messaggio della raccomandata di Sky Italia recapitata ai giornalisti dell’emittente che non hanno accettato di trasferirsi a Milano.  Come raccontato nei giorni scorsi, il piano di riorganizzazione del personale ha coinvolto 571 dipendenti, ma per l’82% si sono trovate soluzioni consensuali. Lo scorso agosto, ben 102 hanno ricevuto la lettera di licenziamento. E questo, a fronte degli utili del 139% che l’azienda ha orgogliosamente sbandierato nei mesi precedenti.

LA COLPA DEI GIORNALISTI - Ora, dunque, la prova di forza di Sky Italia riguarderebbe 7 giornalisti, finiti nel mirino solo perché colpevoli di partecipare alle riunioni di redazione, in teleconferenza, ma – a quanto pare – non più tollerati. Dei 99 cronisti «impattatati» dal piano dell’emittente erano, in 93 avevano accettato l’accordo firmato ad aprile che li ha portati a trasferirsi a Milano a determinate condizioni. I restanti 7, invece, hanno deciso di rimanere a Roma.

PERMESSO STRAORDINARIO RETRIBUITO - Decisione non gradita dai vertici di Sky Italia che, secondo fonti interne, si sentirebbero trattati come dei veri e propri abusivi. Così, ieri è stato recapitato loro una sorta di sfratto con la raccomandata che ha annunciato il permesso straordinario retribuito fino ad aprile, quando con ogni probabilità verranno licenziati. Tra loro c’è chi ha preso parte all’avventura del Tg di Sky dall’inizio; altri, invece, sono arrivati dopo. L’entusiasmo di lavorare in una delle principali emittenti, però, è stato stroncato da un trattamento che non si sarebbero mai aspettati. Loro, di rubare lo stipendio, proprio non se la sentono, eppure non hanno altra scelta che rimanere a casa, vere e proprie ferie forzate.