19 giugno 2019
Aggiornato 14:30
Un «lupo solitario»

Terrorismo, blitz in Puglia: in manette tunisino

Operazione antiterrorismo islamico in Puglia nei confronti di due fratelli tunisini residenti a Foggia. Uno è stato sottoposto a fermo per apologia di terrorismo e detenzione di armi, l'altro, rintracciato a Padova, ha ricevuto un decreto di espulsione.

Terrorismo islamico, un fermo e un'espulsione in Puglia
Terrorismo islamico, un fermo e un'espulsione in Puglia ( ANSA )

BARI - Un lupo solitario. Un uomo pronto a scrivere - e a condividere- sui social network frasi inneggianti all'Isis. Un musulmano radicale che definiva «cani da sgozzare» i miscredenti, convinto di «dover combattere il diavolo che è nel nostro Paese» e a considerare necessario percorrere «la retta via di Dio affinché possa riportare la grandezza dell'Islam al posto del loro Stato». Così, Kamel Sadraoui, 34 anni, tunisino, bracciante agricolo saltuario, inneggiava allo Stato islamico e dalla sua abitazione di Carapelle, in provincia di Foggia, compiva atti di proselitismo via web che gli sono valsi l'arresto per apologia del terrorismo.

Il procuratore capo di Bari, Giuseppe Volpe, ha definito le indagini - iniziate nel luglio 2016 in seguito alle segnalazioni dell'Aisi - complicate per «la difficoltà di individuare le condotte utili a capire che si è andati oltre la libera manifestazione del pensiero». Ad incastrarlo, sono stati non solo post e video violenti - che riprendevano la tortura di un bambino per mano degli uomini del dittatore siriano Assad o l'uccisione di un prigioniero del Califfato - ma anche intercettazioni ambientali e telefoniche in cui si è anche compreso che fosse in possesso di un'arma. «Una pistola», ha specificato il capo della Digos di Bari che ha condotto le indagini con la collaborazione dei colleghi di Foggia e Padova. Città, quest'ultima in cui viveva il fratello del 34enne, «un senza dimora che vagava in stazione e che aveva contatti con la microcriminalità padovana dopo aver lasciato Foggia. L'uomo, di 32 anni è stato espulso lo scorso 13 maggio dopo la revoca del permesso di soggiorno», riportano gli inquirenti.

Già nel febbraio scorso Kamel - che si trova in carcere a Bari - era finito nel mirino dell'antiterrorismo: nei suoi confronti fu emesso ed eseguito un provvedimento di fermo. Il gip del Tribunale di Foggia però decise di convalidare la misura solo per la detenzione dell'arma e non per apologia del terrorismo. L'odierno provvedimento è stato disposto successivamente dal Tribunale del Riesame di Bari che ha accolto l'appello della locale Dda che contestava l'apologia di terrorismo.
«Abbiamo avuto difficoltà perché il giudice di Foggia aveva escluso la sussistenza del reato di apologia e invece il giudice di appello cautelare ha ritenuto che il reato fosse sussistente", ha spiegato Volpe. "L'aggravante è proprio l'esaltazione via web e il Riesame ha colto la pericolosità dei messaggi postati sui social network», ha sottolineato il magistrato Lidia Giorgio.
L'arresto del 34enne, avvenuto in collaborazione con gli uomini del Nocs, rappresenta un tassello dell'opera di prevenzione a fenomeni terroristici anche se non c'è alcun pericolo né progetto di attentato; «Non abbiamo nessuna indicazione in questo senso e mi sembrerebbe esagerato affermare il contrario», ha concluso Volpe.