20 gennaio 2020
Aggiornato 07:00
Verso le primarie del 14 maggio

Prima il Nord e anti-Le Pen: signore e signori ecco Fava, lo sfidante di Salvini

Adesso è arrivato Gianni Fava, quarantottenne mantovano ed assessore regionale all'Agricoltura nella Lombardia di Roberto Maroni, che ha ufficializzato la propria candidatura alla segreteria

L'assessore all'Agricoltura della Regione Lombardia Gianni Fava con il presidente della Regione Roberto Maroni
L'assessore all'Agricoltura della Regione Lombardia Gianni Fava con il presidente della Regione Roberto Maroni ANSA

ROMA - Il «capitano» finalmente ha uno sfidante. A pochi giorni ormai dalle primarie della Lega Nord (che si terranno il 14 maggio prima del congresso federale del 21) Matteo Salvini vede materializzarsi il fantasma di quella opposizione interna che fino a questo momento è stata celebrata sui giornali, alimentata nelle antiche sedi del Carroccio nel profondo Nord ma non ha avuto finora né uno speaker «generazionale» né un'occasione per la prova della sua entità nel partito di Alberto da Giussano, partito che l'altro Matteo intende nazionalizzare.

Da assessore (maroniano) a sfidante
Adesso è arrivato Gianni Fava, quarantottenne mantovano ed assessore regionale all'Agricoltura nella Lombardia di Roberto Maroni, che ha ufficializzato la propria candidatura alla segreteria e che per dare le coordinate ha affermato addirittura che, se fosse stato corso, sarebbe sceso anche lui in piazza contro Marine Le Pen come è avvenuto ad Ajaccio in Corsica qualche giorno fa. Dopo l'annuncio a sorpresa del congresso da parte di Salvini – la cui decisione, inclusa quella di non modificare lo statuto con l'articolo 1 sull'indipendenza della Padania, è stata letta in una duplice chiave (c'è chi sostiene che sia stata una cessione ai «bossiani» e c'è chi dice, invece, che sia stato solo un modo per rendere più agevole la conta sulla sua linea e blindare il partito in vista del tour de force elettorale) – ci si chiedeva chi avrebbe mai conteso lo scettro al segretario che ha resuscitato la Lega ridotta al 3% dal «caso Trota» e che con la sua linea di allargamento dei confini geografici e politici al Sud e a destra ha portato il Carroccio in doppia cifra ma irritato non poco i nostalgici, impossibilitati però a mettere in discussione i risultati raggiunti dal giovane segretario.

Outsider sì ma sull'asse dei governatori
Tramontata a quanto sembra l'opzione che sembrava più scontata – quella del segretario della Lega lombarda, l'ex salviniano Paolo Grimoldi, oggi strenuo sostenitore del referendum autonomista e fautore di una Lega a trazione nordista – è arrivato il momento dell'outsider. Più passano le ore, però, e più il profilo dello sfidante Fava si delinea come qualcosa di più di una candidatura di bandiera. Per lo meno sui temi. Se lui stesso ha spiegato di non essere sostenuto da alcuno sponsor e se la rielezione di Salvini rappresenta anche per lui un fatto scontato, le tesi di Fava tendono a rappresentare appieno non tanto l'ala velleitaria dei nostalgici bossiani della Lega delle origini quanto quella pragmatica e in forze del «partito dei governatori», ossia dell'asse Maroni-Zaia. La captatio benevolentiae nei loro confronti è arrivata proprio dal confronto che lo sfidante ha fatto tra Roma e Milano: «Resto convinto che Roma sia la più avanzata capitale del nord Africa. Milano, una delle capitali più avanzate dell’Europa».

«Matteo fai fare a noi la Lega»
Anche sui ruoli da tenere Fava ha esplicitato le riserve che i malpancisti hanno manifestato sottotraccia in tutti questi mesi: «Sono diversi – ha spiegato ieri -: Matteo Salvini sta giocando una partita fuori dalla Lega, quella di cercare di affermare se stesso come leader di una coalizione per giocarsi una partita nazionale. È legittimo, semplicemente io faccio parte di quelli che gli dicono: «va bene, ma permetterci di avere la Lega che continua a fare la Lega»». L'assessore maroniano, poi, non contesta lo sbarco al Sud del segretario ma ha in testa una Lega «federata» con l'appendice meridionale che sta coltivando Salvini. L'importante per lui è non venga accantonato «il ruolo della Lega come voce autentica del Nord, come sindacato dei nostri territori». Insomma, Fava si candida come sfidante «per i tanti che vogliono continuare a fare la Lega in Lega» ma ha già promesso fedeltà in caso di sconfitta: «Non sono D’Alema o Bersani e non farei mai alcuna scissione». Eppure su una cosa, però, si rileva bossiano, guarda caso sulla tesi più anti-salviniana del fondatore: «Umberto Bossi 25 anni fa mi ha spiegato che i voti non si contano ma si pesano. Come le azioni. E non è detto che il 12% serva sempre più del 4%».