27 giugno 2017
Aggiornato 12:30
Giustizia e politica

Nella Roma di Raggi Marra decideva tutto: nelle intercettazioni svelati incarichi e compensi

Pubblicato il contenuto di nuove chat sul capo del personale del comune di Roma nelle quali “briga” con il già braccio destro della sindaca Salvatore Romeo, per “piazzare” dirigenti, dipendenti e anche assessori

Pubblicato il contenuto di nuove chat su Raffaele Marra, capo del personale del Campidoglio (ora in carcere con l'accusa di corruzione
Pubblicato il contenuto di nuove chat su Raffaele Marra, capo del personale del Campidoglio (ora in carcere con l'accusa di corruzione (ANSA / ANGELO CARCONI)

ROMA – Pubblicato il contenuto di nuove chat su Raffaele Marra, capo del personale del Campidoglio (ora in carcere con l'accusa di corruzione) nelle quali «briga» con il già braccio destro della sindaca di Roma, Virginia Raggi, Salvatore Romeo, per «piazzare» dirigenti, dipendenti e anche assessori.

La Procura: «Ruolo decisionale evidente»
Nelle carte dell'indagine che approderà in tribunale il prossimo 25 maggio (dove alla sbarra degli imputati ci sarà anche l'imprenditore Sergio Scarpellini) è emerso un ruolo «decisionale evidente» di Marra, che per sms scriveva a Romeo chi a suo dire avrebbe dovuto ricoprire incarichi (e anche quanto avrebbe dovuto percepire) in Campidoglio. Il suo progetto era quello di ridisegnare la «macrostruttura» amministrativa, come lui stesso la definiva: «Dì a ‘madame’ che forse ho trovato come superare l’assessorato alle risorse umane e non solo. Sto lavorando sulla macrostruttura». Dieci giorni prima dell'insediamento di Raggi, Marra ha scritto un WhatsApp a Romeo: «Domani ti mando un foglio Excel con i provvedimenti da adottare subito, e un foglio Word in cui ci sono i possibili incarichi e le possibili retribuzioni. Ma come ti dicevo prima te li devo spiegare».

Marra proponeva anche i compensi
Il 15 giugno 2016, pochi giorni prima del ballottaggio per la poltrona di sindaco della Capitale, Marra ha scritto in una chat a Romeo alludendo, ma si tratta di ipotesi, a Marcello Minenna e Carla Raineri come componenti della futura squadra. «Hai letto la mia email circa il compenso di mm? Se lui vuole guadagnare di più potrebbe fare il capo della ragioneria al posto di Fermante e V. (Virginia Raggi, ndr) potrebbe tenere la delega al bilancio. Mentre per il magistrato (Raineri, ndr) potrebbe continuare a svolgere l' incarico attuale di capo dell'anticorruzione (quello ke cioè le ha conferito Tronca) e ke lei ha accettato!!!!! Così sono sistemati tutti e due».

Marra: «Sono rientrato per forte impulso di Raggi»
In altri messaggi Marra ha spiegato di sapere che la sua nomina non sarebbe passata inosservata: «Sono rientrato al Comune di Roma su forte impulso del sindaco Raggi ma immaginavo attacchi strumentali come era successo nel 2010 e poi nel 2013, quando c’era il sindaco Marino». E quindi: «Più volte ho manifestato al sindaco Raggi che volevo andare via».

Marra resta in carcere
Intanto Marra ha fatto sapere di voler attendere il processo in carcere: «Ho dato disposizioni ai miei avvocati di non presentare alcuna istanza di scarcerazione, io voglio rimanere in galera. Io devo rimanere qua fino a quando non sarò sufficientemente in grado di dimostrare la mia estraneità». Il gip Maria Paola Tomaselli nel provvedimento con il quale ha confermato per Raffaele Marra il regime di custodia cautelare in carcere ha scritto: «Ritenuto che il pericolo di recidivanza non appare in nulla attenuato, risultando allo stato concreto e attuale, nonché di notevole intensità». Lo scrive. Il giudice, sulla base del parere negativo espresso dagli inquirenti, prende atto che «l'amministrazione capitolina, a seguito dell'emissione del provvedimento cautelare nei confronti di Marra, ha preso le distanze da questi sia a livello mediatico con le dichiarazioni rese dal sindaco Raggi, sia sostituendolo nell'incarico sino ad allora ricoperto».

Scarpellini: «Marra è uno che conta»
Inoltre specifica che «dalle dichiarazioni rese da Sergio Scarpellini nel corso dell'interrogatorio di garanzia e in particolare davanti ai pm, che hanno la natura di una vera e propria chiamata in correità che ha confermato l'impianto accusatorio, già di estremo significato, e la ricostruzione dei fatti operata nell'ordinanza, emerge in maniera chiara». Scalpellini infatti ha spiegato al gip Tomaselli nell'interrogatorio di garanzia del 20 dicembre scorso: «Questi soldi glieli davo... mi piaceva avere un amico, se gli dicevo no, non ti do una lira, questo era un nemico per me. Marra è uno che conta». Rispondendo a domande sui motivi per i quali avesse dato 400 mila euro all'ex capo del personale del Campidoglio, Scarpellini prima ha ammesso un «prestito» fatto per «simpatia» alla persona, presentatagli dal figlio nel 2009. Poi ha precisato che «io con il Comune ho parecchie iniziative, però Marra non sa niente, mai ho detto ti devi occupare, fammi... mai, di me non sa niente riguardo queste cose, con lui avevo rapporti sporadici».