24 giugno 2019
Aggiornato 21:30
L'ex Cavaliere intanto media

Parisi e l'impresa di «rigenerare» il Centrodestra. Ma in Forza Italia c'è malumore

Stefano Parisi pensa in grande, e lancia il suo progetto per rigenerare il Centrodestra per recuperare 10 milioni di elettori. E mentre l'ex Cavaliere prende tempo, i big azzurri frenano

L'ex presidente del Consiglio e leader di Forza Italia Silvio Berlusconi.
L'ex presidente del Consiglio e leader di Forza Italia Silvio Berlusconi. ( Shutterstock )

ROMA - No alle primarie e sì alle dimissioni di Renzi qualora il premier risultasse sconfitto alla sfida referendaria. Stefano Parisi fa le prove da nuovo leader del Centrodestra, a due mesi da quando, lo scorso 20 luglio, l'ex manager ed ex dg di Confindustria per la prima volta confessò di pensare in grande, e di vantare importanti progetti sul piano nazionale. Oggi, il candidato sconfitto alle elezioni milanesi cerca di mettere a punto la strategia migliore per ridare anima e identità a un progetto politico che un tempo fu di Silvio Berlusconi. I cui seguaci, però, non sembrano troppo entusiasti. 

Alla conquista degli elettori
Così, mentre un paio di mesi fa sul destino di Renzi post-referendum si mostrava possibilista, dichiarandosi per il no ma non per le dimissioni, oggi Parisi ha una consapevolezza diversa: se vuole arrivare in alto, gli elettori devono essere dalla sua. Il che significa essere dalla parte opposta a quella del Presidente del Consiglio. Quanto alle primarie, si è detto «contrario, almeno per come sono state fatte in Italia, senza regole precise», nonostante ad agosto si sia dichiarato disposto a candidarsi per la leadership del Centrodestra. Una posizione che non è piaciuta ai tanti big forzisti che, sulle primarie, si sono schierati a favore, e che del resto a Parisi continuano a guardare con sospetto. Ma lui non molla, e va avanti per la sua strada.

Alla ricerca di ispirazioni
Il suo progetto, spiega in un'intervista al Giornale, è quello di «ricostruire una piattaforma ideale per un'area liberale che si contrapponga in modo chiaro e netto alla sinistra». A maggior ragione dopo la confusione degli ultimi tempi, a suo avviso occorre definire «con precisione i confini del mondo di centrodestra sui grandi temi, dalle politiche di risanamento economico alla finanza pubblica, dalle tasse all'immigrazione, dal sistema educativo al concetto di Europa». E, mandato da Berlusconi tra la società civile per sondare gli umori e cogliere ispirazioni lanciando la convention «Megawatt», Parisi spiega dove sta andando a parare: «questo progetto che si avvia a Milano porterà a selezionare persone di qualità ed esperienza su temi specifici che domani potrebbero essere parte di una offerta politica nuova nell'ambito delle attività del Centrodestra».

No alla rottamazione, ma...
Nessun tentativo di rottamazione nei confronti della classe dirigente che c'è già, beninteso. Anzi, Parisi si dice fermamente contrario alla «rottamazione», al «nuovismo»: «Penso che l'Italia abbia bisogno di persone di esperienza, non necessariamente politica. Non basta essere giovani e uscire dal web per poter fare il sindaco di Roma, come insegna la storia di queste ore».  Ma, c'è un ma. Perché se il Centrodestra è davvero determinato a recuperare dieci milioni di voti, «chi pensa solo a sopravvivere alla meno peggio si mette ai margini da solo».Insomma, per Parisi è necessario tornare a pensare in grande, con la prospettiva di poter guidare l'Italia. 

I 2 appuntamenti convocati da Silvio
Intanto, nel tentativo di tranquillizzare la vecchia guardia, Silvio Berlusconi ha riunito i capigruppo Renato Brunetta e Paolo Romani, e convocato due appuntamenti di partito. Il primo sarà una riunione dell'ufficio di presidenza già per la settimana prossima. Il secondo, una conferenza programmatica (che si dovrebbe tenere il 13 ottobre) rivolta «agli eletti di Forza Italia, per rilanciare l'alleanza di tutto il centrodestra come alternativa di governo seria e credibile». Due iniziative che - viene spiegato nella nota - sono legate anche alla necessità «di dare ancora maggior vigore all'impegno di Forza Italia nella campagna referendaria per il 'no'».

La strategia di Berlusconi
I due appuntamenti hanno tranquillizzato chi, tra gli azzurri, temeva che il partito si stesse trasformando in una marginale periferia del progetto a cui sta invece lavorando Stefano Parisi. Del resto, tra le file di Forza Italia i mal di pancia legati all'ascesa di Parisi non sono mancati sin dall'inizio. Gli stessi capigruppo non sono tra i sostenitori nuovo arrivato. E, infatti, in molti sono convinti che la nota del Cavaliere intendesse segnare una presa di distanza: annunciare un appuntamento di Forza Italia tre giorni prima della convention di Parisi - è il loro ragionamento - è un segnale di freddezza del Cavaliere.

Pragmatismo
Dal canto loro, gli azzurri che supportano l'iniziativa di Parisi preferiscono interpretarla come un modo per «mettere del pepe» addosso all'ex candidato sindaco di Milano. Dietro l'atteggiamento di Berlusconi, spiegano però dal suo staff, ci sarebbe anche un ragionamento più pragmatico, legato alla grande incertezza che ruota intorno alla legge elettorale e all'esito del referendum. Prevedere un premio di coalizione invece di quello alla lista, per esempio, cambierebbe profondamente la prospettiva in termini di alleanze. Quindi, al momento è meglio non sbilanciarsi troppo né in una direzione (Lega/FdI), né nell'altra (i centristi e Parisi). Anche perché il referendum può aprire i più vari scenari: dalla necessità di una larga coalizione al voto anticipato. Da qui, l'astuta prudenza del Cavaliere, che preferisce, al momento, non precludersi alcuna opzione.

Rigenerazione
Non si è fatto attendere il commento di Parisi sulla mossa di Berlusconi: «È positivo e sono contento che qualcosa si muova, che si senta la necessità di ridefinire una proposta per il Paese. Resta il fatto che la politica ha bisogno di una profonda rigenerazione. Io lavoro per questo. Del resto Berlusconi ha capito benissimo e fin da subito la necessità di distinguere questo lancio programmatico da una analisi su cosa è Forza Italia». Nessuna rottamazione, dunque, ma una rigenerazione sì. Peccato che non si sia ancora capito se, tra gli azzurri, quella «rigenerazione» sarà infine bene accolta.