29 marzo 2020
Aggiornato 05:30
La sindaca: su Muraro nessuno ha mentito

Roma, Raggi si difende ma è bufera. Pizzarotti: il Direttorio si dimetta

Virginia Raggi e M5s nella bufera: se il caso Muraro mette in dubbio l'inattaccabilità del Movimento sulla trasparenza, le divisioni interne ne ostacolano l'incisività di azione

La sindaca di Roma M5s Virginia Raggi.
La sindaca di Roma M5s Virginia Raggi. Shutterstock

ROMA - Il caos romano non accenna a placarsi, e ogni giorno la neo-sindaca Virginia Raggi appare sempre più in bilico. Dopo la bufera abbattutasi sul Campidoglio a causa della revoca della nomina all'ex capo di Gabinetto Carla Raineri, l'attenzione si è spostata sulla vicenda dell'Assessore all'Ambiente Paola Muraro, indagata dallo scorso aprile per violazione della legge sulle norme ambientali. E se il caso Muraro mette in dubbio l'inattaccabilità del Movimento sulla trasparenza, le divisioni - palesate proprio dai retroscena che avrebbero portato la Raineri alle dimissioni - ne ostacolano l'incisività di azione.

L'autodifesa della Raggi
L'autodifesa della sindaca sulla questione è stata strenua in Commissione Ecomafie: «Fino alla chiusura delle indagini non è possibile conoscere con precisione i fatti dell'addebito, quindi è improprio parlare di reato: io non so quali sono i fatti contestati a Muraro e non so i periodi, l'unico che conosce tutto il fasicolo è il pm e nessuno ha il potere di andarli a vedere», ha dichiarato. «Attualmente - ha aggiunto - ci sono dei fatti, eventualmente contestati che non configurano un reato. Attendiamo di vedere le carte e prenderemo le decisioni conseguenti: su questo siamo sempre stati coerenti», ha concluso Raggi.

Nessuno ha mentito?
Ma ciò che più di tutto si imputa alla sindaca è la sua mancanza di trasparenza sulla questione: è stata la stessa Raggi ad ammettere infine, dopo tante oscillazioni, di essere stata messa al corrente dell'indagine in corso e di aver messo a sua volta al corrente i vertici del MoVimento. «Nessuno ha mentito», ha spiegato, «appena informati dell'indagine, nello stesso periodo è apparsa la notizia sulla stampa abbiamo detto che eravamo a conoscenza di un fascicolo sulla Muraro».  «Nessuno mi ha chiesto di un avviso di garanzia - ha continuato - se no avrei risposto di no e oggi non c'è. Se mi avessero chiesto delle indagini avrei risposto che ne eravamo a conoscenza».

«I fatti contestati non configurano reato»
La sindaca Raggi, infine, ha precisato che sono stati chiesti alla Procura di Roma gli atti relativi al fascicolo sulla Muraro. «Finchè non c'è una conclusione di indagine gli atti li tiene il pm: ovviamente le richieste sono state fatte ma hanno risposto secondo la procedura». Perché «attualmente ci sono dei fatti, eventualmente contestati, che non configurano un reato. Attendiamo di vedere le carte e prenderemo le decisioni conseguenti: su questo siamo sempre stati coerenti»

L'attacco della Raineri
Ma al di là delle vicende giudiziarie dell'Assessore, ciò che più sembra mettere in seria difficoltà i pentastellati sono le divisioni interne al Movimento, palesate dalla complessa vicenda Raineri, e che lo stesso ex capo di Gabinetto ha confermato in un'intervista al Corriere della Sera. «Non vi erano le condizioni per svolgere il ruolo per il quale ero stata autorizzata dal Csm», ha dichiarato. 

Il motivo delle dimissioni
Raineri punta il dito sulla sindaca e sui suoi fedelissimi Salvatore Romeo e Raffaele Marra. Il primo in particolare, sostiene, era l'unico vero capo di Gabinetto, tanto che la Raggi gli ha conferito «una specifica delega alle partecipate, attribuendogli di fatto il ruolo di "assessore ombra" di Minenna (il vero assessore al Bilancio, poi dimessosi con Raineri, ndr)».Quanto a Raffaele Marra - ha aggiunto -, «aveva la qualifica di vicecapo di Gabinetto ma in quei 45 giorni non ho avuto mai il piacere di condividere con lui alcuna decisione: riferiva direttamente alla sindaco. Anche come ufficio mi sono trovata fisicamente collocata fra Romeo e Marra: e questa può dirsi la metafora della mia situazione in Campidoglio».

Pizzarotti si gode lo spettacolo
Parole dure, che palesano di fatto una sostanziale mancanza di unità nella branca romana del MoVimento, che replica in piccolo ciò che avviene più in grande a livello nazionale. Va in questa direzione l'attacco di Federico Pizzarotti, il sindaco di Parma sospeso dal Movimento 5 stelle, che, durante l'audizione della Raggi in Commissione Ecomafie, ha pubblicato un tweet al vetriolo: «In effetti stando seduti in riva al fiume passa un sacco di gente. #noleggiosalvagenti». Poche ore dopo, Pizzarotti ha puntato il dito contro il Direttorio, che in passato lo ha silurato in tempi record per l'indagine per abuso d'ufficio a suo carico. Ora, il sindaco di Parma si gode lo spettacolo.

Il fallimento del Direttorio
«Nei due anni in cui il Direttorio gestisce il Movimento 5 Stelle - ha dichiarato Pizzarotti all'Adnkronos - sono stati scaricati due sindaci, il sindaco di Gela e di Quarto, un terzo è stato sospeso oltre cento giorni fa senza che esistesse una regola per farlo, e ora vi è il caos a Roma, con un rimpallo di accuse tra chi dice di aver avvisato il Direttorio e chi invece sostiene di non sapere nulla dell'indagine in corso nei confronti dell'assessore Muraro. Tutto questo è stato causato da una grave mancanza di regole chiare a tutti».

Pizzarotti chiede le dimissioni del Direttorio
«Da due anni - ha rivendicato il sindaco - chiedo una maggiore organizzazione e regole certe, condivise da tutti gli eletti portavoce attraverso un incontro pubblico, un meetup nazionale, come deve essere nello spirito di partecipazione del Movimento. Invece si legge sempre più spesso di incontri a porte chiuse e decisioni prese dall'alto». Pizzarotti ha quindi specificato di aver sempre sostenuto che le correnti interne, che esistono anche nel Movimento, dovrebbero essere palesate: pena, il rischio di rimanervi schiacciati.  Alla luce di tutto questo, Pizzarotti ha chiesto al Direttorio dovrebbe di rassegnare in blocco le proprie dimissioni per non aver saputo gestire il Movimento. «L'Italia non si governa con due clic in rete e con decisioni calate dall'alto e a porte chiuse», ha concluso.

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