13 luglio 2024
Aggiornato 18:00
Stessa linea per il padre Umberto

The Family, l'autodifesa di Renzo Bossi: «Mai preso un soldo dalla Lega, ero volontario»

Renzo Bossi si difende strenuamente, su tutta la linea, dalle accuse che, insieme a suo padre Umberto e all'ex tesoriere Belsito, lo hanno colpito nel processo milanese ribattezzato 'the Family'

MILANO - Renzo Bossi si difende strenuamente, su tutta la linea, dalle accuse che, insieme a suo padre Umberto e all'ex tesoriere Belsito, lo hanno colpito nel processo milanese ribattezzato «the Family», dal nome della cartelletta contenente la contabilità della famiglia Bossi sequestrata nello studio romano dell'ex tesoriere. E giura di aver mai ricevuto un soldo dalla Lega Nord, di non aver mai chiesto denaro all'amministrazione del partito e tantomeno all'ex tesoriere Francesco Belsito; di non aver mai ricevuto indennizzi o altri benefici di natura economica, dato che «non avevo bisogno di chiedere soldi». «Al contrario io, come tanti altri eletti della Lega Nord, versavo un contributo volontario al partito»

Nel mirino del pm
Nel mirino del pm, Paolo Filippini, che ipotizza il reato di appropriazione indebita, sono finiti circa 500 mila euro di rimborsi della Lega Nord utilizzati dal Senatur e dai suoi figli (non solo «il trota», ma anche Riccardo, già processato in abbreviato e condannato a 1 anno e 8 mesi) per soddisfare tutta una serie di spese personali: acquisto di auto di grossa cilindrata, il pagamento di multe e contravvenzioni, spese necessarie per i lavori di ristrutturazioni in immobili di Roma e Gemonio nonchè l'acquisto - 77 mila euro - della laurea in economia all'Università Kristal di Tirana.

Accuse respinte
Tutte accuse che «il trota» ha respinto: «Non sono mai stato beneficiario di un'Audi A6 pagata con i soldi del partito. Quella è una vettura acquistata dalla Lega per la Lega. Veniva usata da me e altri esponenti del partito per essere accompagnati ad appuntamenti politici, ma la usavo saltuariamente e non è mai stata un'auto mia esclusiva». Tra gli altri atti di indagine c'è una mail al suo indirizzo da parte di un concessionario. «All'epoca - si è giustificato Renzo Bossi - c'erano diversi preventivi di auto da valutare. Sono notoriamente un appassionato di macchine e in quell'occasione ho espresso solo un parere».

La difesa di Bossi
Autodifesa anche per Umberto Bossi, ex leader della Lega, che ha assicurato che, nel corso della sua vita, si è sempre occupato di politica, tenendosi rigorosamente lontano dagli affari economici del partito. «Perciò non ho mai interferito con le decisioni dell'amministrazione». Il fondatore del Carroccio si è presentato in aula ma le sue condizioni di salute gli hanno impedito di prendere la parola. Così è toccato al suo difensore Matteo Brigandì leggere le sue dichiarazioni al posto suo. «Signor presidente - ha detto il legale a nome di Bossi - mi presento qui oggi per manifestare la mia completa e totale innocenza da ogni accusa. Non ho mai cercato nessuna scappatoia processuale, la verità e mia alleata».

Il processo
Il processo riguarda nello specifico i circa 500 mila euro di rimborsi della Lega Nord che, secondo l'accusa, Bossi e i suoi più stretti familiari (suo figlio Riccardo è già stato condannato a 1 anno e 8 mesi con rito abbreviato) avrebbero distratto dalle casse del partito e utilizzato per una serie di spese di natura personale: acquisto di auto di grossa cilindrata e di capi d'abbigliamento di lusso, il pagamento di contravvenzioni per violazioni del codice della strada, lavori di ristrutturazione nelle case di Gemonio e Roma, i 77 mila necessari per «comprare» la laurea del 'Trota' all'Università Kristal di Tirana. L'accusa ipotizzata dal pm Paolo Filippini è appropriazione indebita.

Una vita dedicata alla Lega
«Qui c'è solo qualche indizio, meri sospetti che appaiono infondati. Accuse programmate ma non dimostrate», si è difeso il Senatur che non ha mancato di polemizzare: «Voglio essere giudicato al pari di qualsiasi altro imputato, come un amministratore di condominio». La sua, ha rivendicato per bocca del suo legale, è stata una vita tutta dedicata alla Lega Nord: «Fino alla malattia, ho sempre devoluto il mio intero stipendio di senatore al movimento». Poi, entrando nel merito delle accuse, ha assicurato: «A Roma non ho mai avuto immobili, nè di proprietà nè in affitto». Infine un appello al giudice monocratico Maria Luisa Balzarotti: «Ripongo massima fiducia nella giustizia, sono certo di una serena valutazione dei fatti».

(Fonte Askanews)