15 ottobre 2019
Aggiornato 23:00
Da un dossier di OpenPolis

Partiti in crisi: come cambiano dopo l'abolizione dei finanziamenti pubblici

La legge 13/2014 ha progressivamente abolito i rimborsi, spingendo i partiti a cercare nuove fonti di finanziamenti e ricorrendo a tagli alle spese. Ma come cambiano i partiti?

ROMA «Tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale». Era il 1946 e, dopo il buio delle restrizioni fasciste, l'Italia tornava a conoscere l'associazionismo partitico grazie all'articolo 49 della Costituzione che, da allora, ne tratteggia contenuti e finalità. Quell'articolo della Costituzione poneva le basi per un'epoca che ha fatto dei partiti i veri protagonisti della storia politica italiana degli ultimi settant'anni. A partire dal febbraio del 2014, però, qualcosa è cambiato e una legge ha innescato un cambiamento importante nel mondo partitico. La legge 13/2014 ha progressivamente abolito i rimborsi, spingendo i partiti a cercare nuove fonti di finanziamenti e ricorrendo a tagli alle spese. OpenPolis, in un dossier, analizza il fenomeno osservando sette partiti: Forza Italia, Pd, Lega Nord, Fratelli d'Italia, Sel e Ncd.

Disavanzo, attivo e avanzo
Come si legge nel dossier, tra gli anni 2013 e 2014, tutti i partiti hanno migliorato il risultato di esercizio, anche in conseguenza di tagli e riorganizzazioni interne. Il disavanzo maggiore è stato registrato da Forza Italia, mentre il Pd è tornato attivo nel 2014 e Sel e Movimento 5 Stelle hanno registrato un avanzo.

Come si finanziano i partiti?
Il cambiamento più importante va registrato in merito alle modalità di finanziamento dei partiti. Per quanto concerne Pd e Forza Italia, sui loro bilanci peserebbe maggiormente il contributo delle persone giuridiche (quindi anche delle aziende), mentre Sel ha incrementato del 48% con le donazioni da persone fisiche. Per quanto riguarda Fratelli d'Italia, il partito di Giorgia Meloni, invece, ha ricevuto il 176,7% in più di contributi dagli iscritti.

I tagli alle spese
Considerevoli anche i tagli alla spesa dei partiti. Sempre nel biennio 2013-2014, i partiti hanno tagliato circa il 45% delle spese in beni e servizi. Per quanto riguarda Forza Italia, la spesa risulta aumentata di quasi l'11% anche per via dei dipendenti del Popolo delle Libertà passati in FI. Il Partito Democratico ha ridotto del 63,5% le spese in servizi e del 15,5% quelle nel personale. Una riduzione del 14,33% del costo dei dipendenti è stata registrata anche dalla Lega Nord.

Il patrimonio delle associazioni partitiche
I partiti per legge sono tenuti a rendere pubblici i dati relativi alle proprietà a loro a disposizione, quindi anche le aziende partecipate. Secondo i dati analizzati da OpenPolis, solo Pd e Lega Nord si avvalgono di società strumentali alla loro attività. Per quanto concerne Forza Italia, nel 2014 risulta non avere partecipazioni poiché ha dismesso le quote nella Tv della Libertà.

Nuovi soggetti
In base alle analisi di OpenPolis, emerge come i partiti risultino oggi «svuotati». Secondo la ricerca, i partiti sarebbero perché costretti a rinunciare gradualmente ai rimborsi elettorali, ricorrono al taglio delle spese e alla ricerca di nuovi finanziatori. Conseguenza di ciò è che non sembrano più essere i titolari esclusivi dell’iniziativa politica. Se i partiti perdono forza, ad acquistarne sono, invece, fondazioni e think thank vicine ai partiti. A rendere questi nuovi soggetti i veri protagonisti della politica è la possibilità di eludere i controlli e le restrizioni cui sono sottoposti i partiti. Nel complesso, dunque, secondo l'analisi di OpenPolis, lo studio dei partiti oggi, per essere esaustivo, deve accompagnarsi all'analisi delle realtà che vivono attorno alle singole associazioni partitiche, dai think thank alle fondazioni, passando per i patrimoni dei parlamentari e i bilanci dei gruppi di Camera e Senato.