13 novembre 2019
Aggiornato 20:00

Comunali, Meloni: Squadra che vince non si cambia, non aspettiamo più

Grande assenza di Silvio Berlusconi alla terrazza del Pincio dove Giorgia Meloni lancia la campagna elettorale. «Le porte per lui sono sempre aperte», dice Meloni, ma non aspetta più nessuno

ROMA«Le porte per lui sono sempre aperte», «ma al ballottaggio, niente apparentamenti», dice Giorgia Meloni rivolgendosi a Silvio Berlusconi. Ma dell'ex premier e del suo candidato romano non c'è l'ombra alla terrazza del Pincio, dove ieri alle 18 la leader di Fratelli d'Italia ha lanciato la sua campagna elettorale, accompagnata da Matteo Salvini. Tanti romani ai piedi del palco, in alto le bandiere tricolore e quelle di FdI, accompagnati da cori che urlavano «Meloni sindaco di Roma», in un pomeriggio mite di primavera. Non un giorno qualunque, perché Giorgia Meloni celebra così il natale di Roma.

L'entusiasmo dei romani
«Abbiamo scelto il metodo pacato dell'intervista, perché nella mia condizione evito di gridare come un'aquila per un'ora, ma vi prometto che vi regalo un bel comizio alla fine della campagna elettorale». Apre così l'appuntamento al Pincio, la candidata a sindaco di Roma, tra applausi e cori. Non mancano sin da subito i ringraziamenti ai presenti per l'entusiasmo dimostrato in questa campagna elettorale: «Qualche settimana fa abbiamo lanciato su Facebook una richiesta, abbiamo chiesto a chi ci seguiva di iscriversi, di compilare un modulo per fare il volontario in questa campagna elettorale e ci hanno risposto in quattromila». Un ringraziamento poi alle forze politiche, dalla «sua» Fratelli d'Italia al Partito Liberale Italiano, passando alla lista civica Con Giorgia per arrivare alla Lega Nord.

Matteo Salvini
«Matteo Salvini in particolar modo, un ringraziamento forte glielo faccio ancora perché abbiamo condiviso tanto in questi anni, abbiamo condiviso tante battaglie», afferma Giorgia Meloni, che continua: «Abbiamo condiviso il fatto che la grande sfida aperta oggi in Europa non è più tra le ideologie e tra le classi sociali, ma tra gli interessi dei pochi da una parte e i diritti dei molti dall'altra. Noi non abbiamo avuto dubbi sulla parte dalla quale stare». Ma un saluto va anche a Rita Dalla Chiesa, «che porta un cognome straordinario e importante, per l'orgoglio con cui lo fa». In ultimo il ringraziamento ad Antonello Piroso, l'intervistatore della serata.

Dov'è Silvio?
Impossibile non iniziare con il grande assente della giornata: Silvio Berlusconi, «siete partiti in tre come i Police, poi siete rimasti in due, il terzo si è perso per strada», dice Piroso. «Togliamoci subito questo dente», dice la candidata, che spiega: «Io ho aspettato fino a dieci minuti fa e ho continuato a sperare. Mi aspettavo il solito guizzo di Berlusconi». Guizzo che evidentemente stavolta è mancato. L'idea di Giorgia era quella di ricompattare il centrodestra e «marciare compatti verso la vittoria». Ma verso la vittoria «ci si marcia in ogni caso – continua – e a dirlo sono i dati. Man mano che si andrà avanti si semplificherà il quadro perché i romani del centrodestra sapranno che l'unica opzione che hanno per non consegnare la città a una delle due forze di sinistra, cioè quella del Pd e quella del Movimento 5 stelle, è sostenere Giorgia Meloni, candidata a sindaco». La candidata sottolinea ancora che le porte sono aperte, ma «oggi comincia la campagna elettorale e non aspettiamo più nessuno. Ci preoccupiamo dei problemi dei romani, non delle beghe di partito».

«Perché mi candido»
La candidatura della Meloni arrivava in un momento di caos generale in cui da una parte Silvio Berlusconi sosteneva con fermezza il candidato Guido Bertolaso e dall'altra Matteo Salvini non considerava all'altezza l'ex numero uno della Protezione Civili. «Io mi sono candidata – spiega Meloni – quando ho capito che non c'erano alternative. Perché io voglio vincere a Roma e a qualcun altro può non interessare, ma a me sì». E aggiunge ancora la candidata prendendosi una rivincita sull'assenza di Berlusconi: «Squadra che vince non si cambia: se noi arriviamo al ballottaggio, poi gli apparentamenti non li facciamo, quindi chi deve scegliere scelga adesso».