29 settembre 2020
Aggiornato 13:30
L'avvocato: non accetta la premeditazione

Omicidio Varani, Marco Prato non risponde al pm

Si avvale della facoltà di non rispondere, il 30enne romano accusato di aver ucciso, insieme a Manuel Foffo, il 23enne Luca Varani la notte del 4 marzo

ROMA – Davanti ai pm ha scelto di non parlare. Marco Prato, accusato insieme a Manuel Foffo di aver brutalmente ucciso il 23enne Luca Varani, si è avvalso della facoltà di non parlare. Il 4 marzo scorso, Prato era stato chiamato a parlare e a rispondere alle domande dei pm, ma non c'è stato verso di farlo parlare.

L'aggravante della premeditazione
Come spiega l'avvocato Pasquale Bartolo, difensore di Prato, «il mio assistito non ha voluto rispondere per un motivo ben preciso: il pm ha continuato a contestargli l'aggravante della premeditazione, nonostante il gip l'avesse fatta cadere. Prato risponderà al pm non appena gli verrà contestata l'imputazione così come è stata indicata dal gip nell'ordinanza cautelare».

Il pc
Ma non è la prima volta che Prato si sottrae alle domande del pubblico ministero. L'ultima volta l'interrogatorio era slittato per un malore accusato dal pr romano. Si avvierà ora la perizia sul personal computer proprio di Prato, che gli inquirenti hanno ritrovato nello studio del legale del giovane. L'obiettivo è quello di capire se sul pc di Prato ci siano tracce di quella notte del 4 marzo in cui Luca Varani veniva ucciso nella periferia romana.