27 settembre 2020
Aggiornato 22:30
La Meloni candidata ufficialmente a Roma

La riscossa di Giorgia e Matteo (con buona pace del vecchio Silvio)

Giorgia Meloni è scesa in campo. La strategia di Salvini ha vinto, e ora la palla passa al Cavaliere, che però, lo sappiamo, non ama affatto perdere. Perché lo «stop» a Bertolaso dei due giovani leader è più che altro uno «stop» al «vecchio» faro del centrodestra. Che non ha più l'età né i numeri per dettare le regole

ROMA - Matteo Salvini non ha dubbi: «Sosterrò la Meloni. A Milano abbiamo Parisi sostenuto da squadra forte e compatta, a Roma non c’erano le condizioni». Ospite questa mattina ad Agorà, il leader della Lega Nord ribadisce la posizione espressa ieri a Di Martedì sul La 7, e che da giorni si ventila sulle pagine dei giornali. Ma la novità è che la leader di Fratelli d'Italia, inizialmente restia a candidarsi, ha ormai accettato la sfida: e così come dalla piazza del Family Day annunciò la sua non-candidatura, la sua candidatura è stata ufficializzata dal bagno di folla nella bellissima Piazza della Rotonda di Roma, dominata dal maestoso Pantheon. La stessa piazza dove, sabato scorso, Berlusconi ha fatto campagna per il suo candidato sindaco, Guido Bertolaso. Ma Giorgia è stata chiara: "Dopo attenta e ragionata riflessione ho deciso di correre per la carica di sindaco di Roma. È una scelta d'amore, la posta in gioco è alta: si tratta di continuare a combattere il governo Renzi e restituire dignità alla nostra città. Vogliamo restituire ai romani l'orgoglio di dire 'civis romanus sum'».

La ribellione dei «giovani»
E così il «patatrac» è servito: perché, in attesa di sapere quale sarà la decisione di Berlusconi e del suo protetto, Giorgia è, ad ora, la quarta candidata di destra, dopo Storace, Marchini e lo stesso Bertolaso. Ma il Cavaliere non sembra spaventato dalle ultime novità: Giorgia Meloni «non ha nessuna possibilità di diventare sindaco di Roma», ha dichiarato di prima mattina ospite di Maurizio Belpietro a 'La telefonata' su Canale 5. L'ex premier parlerà con la presidente di Fratelli d'Italia, «ma non ho speranza di convincerla», perché «io sono vecchio, ormai con l'esperienza e so benissimo che le donne fanno sempre quello che dicono loro». Ennesima uscita pseudo-sessista a parte, quello che sta accadendo a Roma nelle ultime ore è davvero degno di nota: perché, nonostante i tentativi del leader della Lega di ridimensionare («Le questioni locali non incidono su quello che va bene altrove»), è chiaro che il braccio di ferro con il Cavaliere sia pieno di implicazioni. Lo ha notato, in modo un po' confusionario, anche Roberto Maroni: «A suo tempo ero convinto che si dovesse lasciare la scelta del candidato a Silvio Berlusconi: a Roma Forza Italia è il partito maggiore del centrodestra, e dunque Berlusconi si assuma la responsabilità di decidere lui. Però, questo andava fatto prima. La battaglia per la leadership del centrodestra non si vince facendo la guerra all’alleato, ma con progetti e proposte. La leadership la ottieni con la lotta sull’euro e sull’aliquota fiscale unica. E poi conquistando la fiducia di un’intera area. Ma quando il leader del tuo partito viene attaccato, è normale un compattamento dei ranghi. Questa è una crisi romana, non nazionale. Io ancora spero si possa trovare una soluzione».

I conti da regolare
Insomma, il dubbio che in tutta la questione romana c'entri anche la lotta per la leadership dell'area è quantomeno legittimo. La candidatura al Campidoglio è stata insomma l'opportunità per regolare i conti, visto che l'ex leader del centrodestra, nonostante i sondaggi che ama sbandierare e che lo vedono poco realisticamente sempre davanti agli altri alleati, rimane di fatto quattro o cinque punti sotto al Carroccio. Stando così le cose, Salvini si è domandato per quale ragione dovesse ancora prendere ordini da Berlusconi: e Giorgia Meloni, con qualche perplessità in più, alla fine lo ha seguito. Il loro «stop» a Bertolaso è dunque, più che altro, uno «stop» a Silvio. Che, però, difficilmente accetterà di buon grado di cedere lo scettro a cui è tanto affezionato. Resta ora da vedere se Bertolaso, che aveva promesso, in caso di un compattamento sulla Meloni, di ritirarsi, si presterà al suo gioco. O se il vecchio Cavaliere verrà abbandonato anche dal suo protetto.