19 giugno 2021
Aggiornato 02:30
Disciplina di partito

Roma, il candidato della Meloni si ritira. E dice sì a Bertolaso

Fabio Rampelli era il preferito della presidente di Fratelli d'Italia per la corsa a sindaco, ma accetta di buon grado la candidatura scelta dalla coalizione di centrodestra. Non ci sta invece Storace, che correrà da solo

ROMA – Per un attimo aveva accarezzato il sogno di candidarsi in prima persona a sindaco di Roma. Addirittura la stessa presidente di Fratelli d'Italia, Giorgia Meloni, lo aveva prescelto come suo sostituto ideale dopo la notizia della sua gravidanza, e non sembrava disposta ad accettare mediazioni sul suo nome. Poi, le logiche di coalizione hanno prevalso, e anche la Meloni si è accodata alla decisione unanime di Matteo Salvini e di Silvio Berlusconi: il candidato del centrodestra per le amministrative nella Capitale sarà Guido Bertolaso. Ma Fabio Rampelli, capogruppo del partito alla Camera, non sembra esserci rimasto male. Anzi, oggi è il primo a convergere sul candidato prescelto e a difenderlo da chi lo accusa per via dei suoi processi in corso: «Le vicende giudiziarie di Bertolaso sono scarsamente rilevanti – ha ribattuto Rampelli al Giornale Radio Rai – e fino all'emissione della sentenza c'è la presunzione di innocenza. Bisognerebbe tentare di essere meno asimmetrici e strabici visto che è stata fatta un'intera campagna elettorale per De Luca con una condanna sul groppone, una Regione che è rimasta in balia degli eventi per tanto tempo. La situazione di Bertolaso è decisamente migliore di quella di De Luca». I dubbi, semmai, non riguardano tanto il nome, ma il metodo scelto per la designazione: «Avevamo chiesto che venissero scelti i candidati attraverso le elezioni primarie. Non c'è stata convergenza da questo punto di vista – ammette Rampelli – perfino la Lega di Salvini ha detto di non essere d'accordo, non è che possiamo suonarcele e cantarcele. Siamo in compagnia».

Battibecco con Storace
Invece, l'altro candidato di centrodestra Francesco Storace non si ritira, anzi passa al contrattacco al grido che la favola del centrodestra è finita: «Stanno distruggendo ogni speranza di vittoria del centrodestra a Roma – ha tuonato il leader de La Destra in un editoriale pubblicato dal Giornale d'Italia – ed è ovvio che Salvini e Meloni (che pure avrebbe avuto una carta da giocare con Rampelli) decidano di starci. Per di più, senza nemmeno chiedere al nostro popolo, attraverso le primarie, che cosa ne pensi. Vorrà dire che a destra correremo in due. La narrazione dei prossimi cinque anni in Campidoglio non riguarderà certo Bertolaso che si illude di potersi avventurare in una campagna elettorale come quella per Roma mostrando credenziali che per essere realistiche devono essere suffragate dalla liberazione da ogni sospetto. Che non sta certo in una speranza di prescrizione. Non abbiamo bisogno di altre ombre sulla Capitale, vorremmo finalmente parlare del domani di Roma». Nonostante le belle parole che il candidato sindaco (ormai avversario) gli ha riservato, comunque, Rampelli respinge le critiche al mittente: «Penso che le favole non finiscano mai – risponde il capogruppo Fdi – perché a orientare le decisioni e le scelte sono anche i sistemi elettorali. Non abbiamo scelto noi questo sistema elettorale che sostanzialmente è un sistema bipolare e multipolare e impone delle aggregazioni e delle coalizioni».