8 maggio 2021
Aggiornato 15:30
M5s e vincolo di mandato

Di Maio: «Multa o tribunale, noi i traditori li puniamo»

Il vicepresidente della Camera difende le decisioni di Casaleggio: «Basta cambi di casacca, chi cambia idea si ricandida. Per i nostri europarlamentari abbiamo già applicato la regola: chi non accetta lo lasciamo al Pd»

ROMA«Se non pagano la sanzione li portiamo direttamente in tribunale». Lo afferma, in un'intervista al Corriere della Sera, il vicepresidente della Camera Luigi Di Maio (M5s), che difende così l'idea di una multa da 150 mila euro pensata da Gianroberto Casaleggio per gli amministratori comunali a Roma che dovessero tradire il Movimento. «I nostri deputati europei hanno firmato per 200mila e non è mai stata esercitata. Nel nostro regolamento interno già esiste», aggiunge, spiegando che «è anche un deterrente, ma gli eurodeputati sono stati bravissimi, non è stato necessario applicarla. Rientra nella categoria degli 'atti pattizi', un patto tra privati – continua Di Maio, ribadendo che – chi si candida a Roma con noi firmerà questo atto, si impegna legalmente sottoscrivendolo, se disattende, come ho già detto, lo portiamo in tribunale. Quando si cambia casacca non si danneggia il Movimento, ma soprattutto gli elettori. Bisogna rispettare il vincolo di mandato, non ne possiamo più di questi eletti da noi che poi passano al Pd. Ora basta – perché, conclude Di Maio – è legittimo cambiare idea, ma a quel punto ti rimetti in gioco, ti fai rieleggere».

Già vista in Europa
«Abbiamo sempre sostenuto che in Italia debba esistere il vincolo di mandato. In Portogallo se ti fai eleggere con i gialli e poi passi ai verdi, torni a casa. Io penso che tutti possano cambiare idea ed è un diritto sacrosanto, ma se vuoi cambiare casacca, torni a casa e ti fai rieleggere», ha scritto ieri sempre su questo tema lo stesso Di Maio (M5S). «Per i nostri europarlamentari, alle elezioni del 2014 – prosegue – abbiamo già applicato questa regola internamente, istituendo il recall: un referendum online per far dimettere un eletto qualora tradisse i nostri valori o le nostre regole, possono indirlo 500 cittadini. In caso di mancato rispetto dell'esito della consultazioni, sono previste sanzioni pecuniarie. Se tutti avessero fatto come noi, in Italia non avremmo avuto governi fondati sul tradimento del mandato elettorale. Quindi oggi non avremmo leggi infami come la legge Fornero o la legge Boccadutri. I traditori li lasciamo al Pd. Che ne fa incetta mese dopo mese. Qui conta il rispetto del programma e dei nostri principi, anche a rischio di perdere consensi».

(da fonte Askanews)