26 giugno 2019
Aggiornato 14:00
Parla l'ex sindaco

Affittopoli Roma, Marino: Tronca è astuto, il censimento lo avevamo fatto noi

«Noi avevamo messo tutto on line nel maggio del 2015»: così l'ex primo cittadino di Roma Ignazio Marino si difende dall'ennesima bufera che sta investendo Roma

ROMA - «Ciò che il commissario del governo Renzi ha astutamente portato alla ribalta è ciò abbiamo messo a marzo 2015 sul sito del Comune. Inoltre, in piazza Giovanni da Verazzano, nella Casa della città, si può sapere da chi è occupato l'edificio e come è gestito». Lo ha detto l'ex sindaco di Roma Ignazio Marino intervenendo in un video forum su Repubblica Tv in merito alla Affittopoli romana.

Una pessima padrona di casa
«Roma è stata un pessimo padrone di casa dal 1946 a oggi nel gestire il patrimonio dei romani e delle romane. E' stato uno dei primi punti su cui mi sono concentrato da sindaco: diedi indicazioni prima al vicesindaco Luigi Nieri e poi all'assessore Alessandra Cattoi per realizzare una mappatura del patrimonio immobiliare», ha ribadito. Quanto al fatto che nel calderone degli affitti low cost sia finita anche la sede della sua Onlus, Marino ha ricordato: «mi sono dimesso da presidente della Onlus e da socio quando sono stato eletto per evitare conflitto di interessi. Nel 2005 quando facevo il chirurgo ottenemmo quello spazio, spendemmo 30mila euro per riqualificarlo. Era un'associazione a scopi umanitari, ecco il perché di questo affitto» e ha annunciato che oggi lancerà su Change.org una petizione per chiedere chi è d'accordo a che «il Comune si privi dei propri beni per aiutare le persone è in difficoltà».

Le scuse di Alemanno
Marino ha quindi ribadito che «se le persone non hanno diritto se ne devono andare». «Non è così facile però - ha concluso - Noi dovevamo seguire il percorso segnato dalle leggi. E cosa è successo? Alcuni si sono presentati negli uffici comunali dicendo che spaccavano tutto. Stupisce che Gianni Alemanno dica che non ne sapesse nulla quando egli stesso diede in concessione una bellissima palazzina sulla salita del Pincio perché riteneva che non ci fosse necessità di utilizzarla come bene pubblico».

(con fonte Askanews)