20 giugno 2019
Aggiornato 19:00
Chi è e da dove viene la donna che aspira a rifondare la destra

Giorgia Meloni, dalla Garbatella... al Campidoglio?

La leader di FdI ha ormai da tempo gli occhi degli elettori puntati addosso, desiderosi di sapere se si candiderà o meno a sindaco di Roma. Un'avventura che coronerebbe la sua irresistibile ascesa dalla borgata romana a donna-simbolo della destra italiana

ROMA – Ad oggi, ha gli occhi del popolo del centrodestra puntati addosso, in attesa di sapere se si candiderà o meno alla corsa al Campidoglio. Quel che è certo è che di strada ne ha fatta. Anni fa, ai tempi della sua vicepresidenza della Camera, qualcuno le rimproverava di mostrarsi troppo burbera e rigida, soprattutto in certe trasmissioni televisive. Pare addirittura (lo ha dichiarato lei stessa in un’intervista) che Daniela Santanché avesse ingaggiato una «battaglia» per convincerla a tenere i capelli sciolti, invece di legarli alla bell’è meglio in una coda di cavallo o fermarli con un mollettone. Oggi, diversi anni dopo, Giorgia Meloni è riuscita a farsi conoscere e apprezzare per quella che è: «ruvida», ma anche capace di un’ironia amara e «verace» condita dall’inconfondibile accento romano; estremamente diretta e evidentemente «sanguigna». E, per inciso, il consiglio della collega Santanché l’ha seguito: perché, abbandonate le pettinature di un tempo, oggi i capelli biondi fluenti sono un suo tratto distintivo.

Precoce impegno politico
Giorgia è l’esatto contrario del prototipo berlusconiano della donna di «destra»: allergica al politichese, abituata all’estremismo verbale, regina dei talk show, rappresenta una destra popolana e popolare, fortemente anti-casta e interlocutrice della «pancia» della gente. La sua verve era già chiara a tre anni, quando – ha raccontato lei stessa – giocando con la sorella con una candela davanti alla Tv ha mandato accidentalmente a fuoco la sua casa alla Camilluccia, quartiere di Roma Nord. Così, Giorgia e famiglia si sono trasferiti alla Garbatella, borgata che pare essere rimasta ancora oggi nel sangue della leader di Fratelli d’Italia. La carriera politica inizia presto: a 15 anni entra al Fronte della Gioventù, e fonda il coordinamento studentesco «Gli Antenati»; a 21 è già consigliere An della provincia di Roma, a 23 dirigente nazionale di Azione Giovani (Ag), e a 27 viene eletta presidente di Ag con la lista «Figli d’Italia». Nel 2012 fonda «Fratelli d’Italia», poi diventa ministro delle Politiche giovanili, incarico che ha ribattezzato «ministero della Gioventù». A dimostrare di che «pasta è fatta», però, non è solo la precocità del suo impegno civile, ma anche la direzione politica prescelta nonostante l’inquadramento dei suoi genitori: una madre della destra «storica» – quindi in polemica con An –, e un padre comunista convinto che avrebbe addirittura voluto l’abolizione della proprietà privata. Un padre che l’ha lasciata presto, per aprire, pare, un ristornate alle Canarie. Questa triste vicenda è di nuovo balzata all'onore delle cronache qualche giorno fa, quando l'ex parlamentare dei Radicali Vladimir Luxuria ha twittato una frase subito al centro delle polemiche: «Spero che nessun bambino venga abbandonato da un padre a 12 anni come è successo alla vostra Giorgia Meloni». Tweet a cui la diretta interessata ha ribattuto con la verve che la contraddistingue: «So bene quanto crescere senza padre o madre sia terribile. Usare le vicende personali per attaccare politicamente è schifoso»

La nuova sfida
Oggi, la vediamo tenacemente impegnata a rilanciare il suo partito, promuovendone un «allargamento» che consenta di recuperare alla destra la vocazione maggioritaria di un tempo. Un progetto che si è fatto ancora più concreto da quando l’ultima assemblea dei soci della Fondazione An ha decretato che a raccogliere l’eredità (e il patrimonio) di Alleanza Nazionale sarà proprio Fratelli d’Italia. Rinnovare anche al prezzo di tagliare i ponti con il passato. «È evidente ormai che la mia destra non è quella di Alemanno, di Fini e di chi vuole continuare a dilaniare per avere un ruolo», ha avuto modo di dichiarare. E poi c'è «l'altra sfida»: quella delle comunali romane, per cui molti la danno vicinissima a candidarsi, almeno da quando è sceso in campo anche Guido Bertolaso. Su quest'ultimo, Matteo Salvini ha già espresso il suo veto: «Ci sono altre candidature possibili e secondo me più forti di Bertolaso». Anche la stessa Giorgia si è mantenuta prudente: «Sul tavolo delle elezioni amministrative ci sono molte proposte interessanti e la scelta che faremo sarà la migliore. Ci interessano soprattutto i programmi il portabandiera è l'ultimo dei problemi. La persona che sarà più spendibile, utile e capace di fare bene sarà quella che sceglieremo. Il prima possibile, ma la priorità è la persona che ci può meglio garantire di governare bene». Che parlasse di se stessa?

Sul futuro del centrodestra
Anche sul futuro del centrodestra Giorgia non si sbilancia troppo, senza mai negare le difficoltà di trovare una quadra tra i tre partiti principali, in particolare su certi temi: «Sul rapporto con l’Europa, ad esempio. Così come sulle cosiddette questioni etiche e sulla salvaguardia della famiglia. O ancora sull’emergenza occupazione, un tema sul quale Forza Italia qualche volta ha sbandato». Altro argomento caldo, la leadership: «Salvini è il capo del principale partito, ma guidare il centrodestra è altra cosa», ma anche sul ruolo del presidente di Forza Italia è chiara: «Berlusconi è sempre una risorsa. Chiaramente non può giocare nello stesso ruolo di venti o dieci anni fa». Ora, il popolo della destra si attende da lei, presto, la medesima chiarezza: vedremo il suo volto sui manifesti elettorali che di qui a poco tappezzeranno la Capitale?