23 gennaio 2020
Aggiornato 02:30
Ricostruito l'organigramma del gruppo criminale catanese

Duro colpo al clan Mazzei di Catania: arrestate 7 persone

Duro colpo della Guardia di Finanza di Catania al clan mafioso Mazzei. In 7 sono finiti agli arresti con l'accusa di associazione a delinquere di stampo mafioso e rapina aggravata

PALERMO - Duro colpo della Guardia di Finanza di Catania al clan mafioso Mazzei. In 7 sono finiti agli arresti con l'accusa di associazione a delinquere di stampo mafioso e rapina aggravata. L'attività, svolta dal G.I.C.O. del Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza di Catania, nell'ambito di una complessa indagine delegata dalla Direzione Distrettuale Antimafia della Procura di Catania, ha consentito di definire i nuovi assetti della famiglia mafiosa Mazzei (cosiddetti «carcagnusi»), individuando i reggenti del clan che ne hanno mantenuto le redini durante il periodo di latitanza del capo indiscusso Sebastiano (detto «Nuccio») e di altri affiliati.

Associazione a delinquere di tipo mafioso
L'accusa per tutti è di associazione a delinquere di tipo mafioso finalizzata a reati contro la persona e contro il patrimonio nonché all'illecita acquisizione e gestione di attività economiche. Inoltre, ad uno dei 7, cugino di Nuccio Mazzei, è contestato anche il reato di rapina aggravata. L'attività investigativa, con il coordinamento della Procura della Repubblica, è stata avviata immediatamente dopo l'operazione «Scarface» per individuare la rete di protezione del boss Sebastiano Mazzei.

Gerarchia tra i clan
Gli investigatori hanno delineato i rapporti di gerarchia fra i diversi appartenenti al clan, tutti posti in subordinazione rispetto al capo Sebastiano Mazzei, il quale, nonostante la latitanza, era riuscito a mantenere il controllo delle attività illegali tramite il cognato Gioacchino Massimiliano Intravaia, già «tesoriere» della famiglia.

Figure di spicco
Altre due figure di spicco emerse dalle ricostruzioni effettuate dagli investigatori delle Fiamme Gialle sono quelle di Carmelo Occhione e Sergio Gandolfo. Infatti, il primo, era divenuto il responsabile per le attività operative della famiglia (tra le quali estorsioni e rapine), controllando con le sue squadre in modo capillare la zona del «Traforo», nel quartiere San Cristoforo, roccaforte del clan. Il secondo, invece, ha assunto il ruolo di rappresentante della famiglia interfacciandosi con i referenti degli altri gruppi mafiosi del territorio etneo. Tali circostanze sono state confermate da più collaboratori di giustizia che hanno indicato nei due i referenti per la famiglia «Mazzei» nelle riunioni di mafia finalizzate alla spartizione degli affari. Ulteriore figura di riferimento individuata è quella di Cristian Marletta il quale, in virtù della diretta discendenza di sangue dal nonno Santo Mazzei, si è, in più occasioni, arrogato diritti da capo clan, svolgendo direttamente azioni punitive e prendendo parte attiva nella gestione di alcune attività commerciali attribuibili a Nuccio Mazzei. In tale contesto, sono stati ricostruiti i nuovi investimenti operati dalla cosca, in particolare quelli nella gestione, tramite prestanomi e di due imprese, della discoteca catanese del «69 Lune Fashion Club» che ha comportato il sequestro da parte del gip, della società «Meta Harmony S.r.l.» e della ditta individuale «69 lune».

(con fonte Askanews)