18 settembre 2019
Aggiornato 00:30
Una situazione allucinante nella capitale

Immigrazione, a Tiburtina il campo profughi dei «transitanti»

Mentre a Bruxelles riguardo alla gestione dei migranti non sanno che pesci pigliare, da noi la tensione continua a salire in un clima avvelenato anche dalla politica. A Roma i migranti già sgomberati si assiepano a Tiburtina non sapendo dove altro andare

ROMA - La crisi dei migranti in Italia continua a inasprirsi, mentre la stazione di Milano Centrale e quella di Roma Tiburtina sempre più assumono i contorni di grandi campi profughi. Centinaia di migranti sbarcati in Sicilia alla ricerca di asilo in Europa del Nord vengono bloccati alle frontiere. La solidarietà europea è in panne: a livello comunitario la gestione dei migranti appare ancora nel caos, mentre la tensione continua a salire in un clima avvelenato anche dalla politica. A Roma i migranti già sgomberati si assiepano a Tiburtina non sapendo dove altro andare.

Rischi sanitari elevati

Oltre alla Croce Rossa, a soccorrerli anche il centro autogestito Baobab, che di solito accoglie circa 200 persone. Ma ora sono più di 600, una scena da girone dantesco. Il rappresentante Daniel Zagghay commenta così la situazione: "C'è un cordone sanitario giornaliero di circa 10 ore quindi non è un problema sanitario. Ma a livello igienico per una struttura che di solito accoglie 210 persone e adesso ne accoglie 600-700 i conti si possono fare facilmente. La paura maggiore è che non piova. Se piove molte delle persone che dormono fuori avranno altri tipi di disagio".

Chi sono i "transitanti"

Da circa un mese ospitano i cosiddetti «transitanti», persone che sono di passaggio verso i paesi nordici. Al 50% sono eritrei ed etiopi, sudanesi e somali, «sono gente che è sbarcata circa una settimana fa e che adesso si sta spostando per andare al nord nei paesi europei per chiedere asilo politico da quelle parti». Questa condizione si è creata per diverse cause, «ad esempio le frontiere sono chiuse perché c'è stato il G7, bisogna vedere se si può normalizzare dal 15 di giugno in poi quando le frontiere saranno aperte, se saranno riaperte, e si vedrà se effettivamente l'emergenza poi rientra o meno».