23 marzo 2019
Aggiornato 16:00
Strage di Napoli

A casa di Murolo recuperato un Kalashnikov

Un kalashnikov. Un'arma micidiale. E per di più abusiva. Non denunciata. Con tanto di numero di matricola cancellata. La hanno scovata gli agenti della questura di Napoli durante la perquisizione della casa dell'infermiere assassino, Giulio Murolo, l'autore della strage di Miano.

NAPOLI (askanews) - Una Medaglia d'oro al valore civile. E' quanto cercherà di fare il Comune di Napoli in memoria del capitano della polizia municipale Francesco Bruner e del cuoco Luigi Cantone, due delle quattro vittime uccise da Giulio Murolo nel pomeriggio di ieri nel quartiere Miano. Il sindaco Luigi de Magistris sta, infatti, pensando di attivare le procedure necessarie con la Prefettura e il Governo per consegnare ai congiunti un simbolo in ricordo del sacrificio umano dei propri cari. Bruner, 60enne vicino di casa dell'omicida ha tentato di dissuaderlo dal continuare a sparare mentre Cantone, il 56enne cuoco (e non fioraio come ritenuto in un primo momento, ndr) presso il convitto nazionale di piazza Dante stava rientrando a casa in sella a uno scooter quando è stato ammazzato dall'infermiere che ha imbracciato il fucile a pompa e aperto il fuoco dal balcone della propria abitazione in via Napoli a Capodimonte.

De Magistris proclama il lutto cittadino
«Questa tragedia - ha affermato il sindaco - ha scosso un'intera comunità e la città che è stata colpita in alcuni suoi simboli. Penso alle forze della polizia municipale e agli agenti delle forze dell'ordine che, nello svolgimento del loro lavoro, hanno purtroppo perso e rischiato la vita. Si tratta di persone che - ha concluso de Magistris - rappresentano un baluardo dei valori e della legalità». E proprio per volere del primo cittadino partenopeo, da oggi fino al giorno dei funerali delle vittime, a Napoli è stato proclamato il lutto cittadino annullando anche la cerimonia di inaugurazione della nuova stazione della metropolitana di piazza Municipio alla quale era atteso questa mattina il premier Matteo Renzi.

Giulio Murolo non è stato l'unico a sparare
Mentre continuano le indagini da parte degli investigatori, è probabile che le esequie dei quattro defunti nella strage di Napoli non siano celebrate prima del prossimo giovedì per permettere tutti gli accertamenti tecnici, comprese le autopsie. Nel frattempo, le indagini della polizia hanno già portato a una serie di risultati: Giulio Murolo non è stato l'unico a sparare, ma almeno dieci colpi di pistola sono stati esplosi dalla polizia che ha risposto con il fuoco con l'intento di fermare l'infermiere killer dopo che questi aveva già causato i primi morti. Una versione confermata dalla Questura dopo aver estratto alcuni bossoli rimasti incastrati nella facciata esterna dell'abitazione del 48enne. Esclusa, dagli investigatori, l'ipotesi che anche alcuni residenti abbia sparato.

Recuperato un Kalashnikov con matricola abrasa
Nel corso dei sopralluoghi a casa dell'assassino, che aveva un porto d'armi per uso sportivo, sono stati rinvenuti un fucile mitragliatore AK 47 Kalashnikov, con matricola abrasa e illegalmente detenuto, che custodiva sotto il letto, oltre a due machete e munizioni di vario tipo, sulle quali sono in corso accertamenti balistici. Ritrovamenti che hanno fatto scattare nei suoi confronti anche la denuncia per detenzione illegale di arma clandestina e ricettazione oltre agli altri reati già contestati: duplice omicidio volontario, strage, resistenza a pubblico ufficiale e spari in luogo pubblico. Sul fronte dei feriti restano stabili, ma gravi le condizioni dei sei ricoverati presso l'ospedale san Giovanni Bosco. Il più grave di tutti resta il vigile urbano 64enne Vincenzo Cinque, ferito al collo e al torace e monitorato ancora nel reparto di rianimazione.