5 aprile 2020
Aggiornato 03:30
Cronaca

Omicidio Fanella, morto il «pupillo» di Mokbel

Una vittima illustre per le cronache romane: l'ex cassiere di Mokbel è stato colpito al petto da un solo proiettile che non gli ha dato scampo, nell'androne della sua casa alla Camilluccia. Le prime indagini si muovono nel mondo della criminalità romana e dei precedenti della vittima.

ROMA - Si sono spacciati per finanzieri, e così hanno ingannato la loro vittima, Silvio Fanella. Una vittima illustre per le cronache romane: l' ex cassiere di Mokbel è stato colpito al petto da un solo proiettile che non gli ha dato scampo, nell'androne della sua casa alla Camilluccia. Le prime indagini si muovono nel mondo della criminalità romana e dei precedenti della vittima.

Silvio Fanella, 41 anni, era stato condannato in primo grado a 9 anni nel processo per il riciclaggio internazionale che ha visto coinvolti alcuni ex dirigenti delle società Telecom Italia Sparkle e Fastweb, ed era il «cassiere» del gruppo che faceva riferimento al manager Gennaro Mokbel.

Questa mattina in tre si sono presentati nel suo appartamento, in via Gandolfi, dove aveva l'obbligo di dimora, e si sono presentati come finanzieri. Fanella apre la porta, in casa con lui c'è una sua cugina. Presto si accorge che quei tre non sono finanzieri, cerca di difendersi o scappare, nasce una collutazione. Grida alla cugina: «Vai via scappa». Poi due colpi di arma da fuoco, uno lo colpisce diretto al petto e muore. L'altro colpo ferisce uno dei tre del commando, Giovanni Battista Ceniti, 29 anni, e il proiettile dal gluteo attraversa il corpo causando una grave emorragia. Forse Fanella ha risposto al fuoco, o forse è stato un colpo di rimbalzo sparato da uno dei killer. La pistola, una calibro 7.65, facile da procurarsi sul mercato nero, non è stata trovata. Gli agenti della squadra mobile di Roma stanno conducendo gli accertamenti, e si aspettano l'autopsia, gli esami balistici ma anche l'esame dello stub.

I compagni cercano di portar via il ferito ma Giovanni Battista Ceniti è troppo grave, sanguinante e lo abbandonano nel cortile interno. Sarà il portiere a chiamare il 118, che lo ha trasportato al policlinico Gemelli. Qui ha subito un delicato intervento chirurgico ed è in prognosi riservata. E' piantonato in ospedale in stato di fermo: l'accusa contestata dal pm Paolo Ielo è quella di omicidio volontario aggravato dalla premeditazione. Gli investigatori aspettano di poterlo interrogare ma dovranno passare almeno 48 ore perché la prognosi possa essere eventualmente sciolta, salvo complicazioni.

Gli altri due killer sono riusciti a fuggire a bordo di un'auto, una Croma bianca, poi risultata rubata e ritrovata in Via Premuda, non lontana dal luogo dell'agguato.

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