19 luglio 2019
Aggiornato 21:00

Continua lo scontro Zanda-Mineo-Chiti

Non si placa il terremoto in casa Pd, dopo le espulsione dalla commissione Affari Costituzionali del Senato. Il capogruppo: «Si viene indicati nelle commissioni per ragioni politiche: bisogna essere competenti ed esperti, ma anche leali e responsabili». La replica: «Se il partito si rende conto dell'errore commesso e vuole ricucire, io ne sarò ben lieto»

ROMA - Non si placa il terremoto in casa Partito democratico, dopo l'espulsione dalla commissione Affari Costituzionali dei senatori Corradino Mineo e Vannino Chiti. «Si viene indicati nelle commissioni per ragioni politiche: bisogna essere competenti ed esperti, ma anche leali e responsabili» dice, in una intervista a Repubblica, il presidente dei senatori Pd Luigi Zanda.

PD STA DIBATTENDO DA TEMPO - Quella che si terrà martedì «sarà solo - sottolinea - la sedicesima assemblea che i senatori del Pd dedicano alle riforme, senza contare due riunioni della Direzione nazionale del partito. E in commissione Affari costituzionali ci sono già state oltre settanta ore di dibattito», «voglio solo rispondere a chi, come Corradino Mineo, ci accusa di limitare la libertà di espressione».

MINEO TRADISCE PARTITO - «La lealtà - osserva Zanda - è una precondizione per tutti. Ricordo che Mineo è stato eletto nel Pd come capolista in Sicilia E si è iscritto al gruppo per sua libera scelta. E distinguerei Mineo da tutti gli altri. Di 13 posso non condividere in questa circostanza le opinioni politiche. Di Mineo non condivido nemmeno i comportamenti».

MINEO, FINTE VOTAZIONI - Secca la replica di Mineo, durante Agorà, su Rai3: «Questa personalizzazione contro di me, temo voglia nascondere degli errori. I primi errori li ha fatti palesemente il capogruppo Zanda, che ha sottovaluto un dissenso, non lo ha considerato e ha fatto finta che fosse risolto a colpi di finte votazioni, raccontando oggi che ce ne sono state 117».

PD TORNI SU SUOI PASSI - Il senatore ha proseguito: «Se il partito si rende conto dell'errore commesso e vuole ricucire, io ne sarò ben lieto. Ricucire significa accettare che i parlamentari possano sostenere la loro posizione, anche perché in aula parla il capogruppo e tutti gli altri sono destinati a interventi di fine seduta: c'è una presa partitocratica sul Parlamento che è una vergogna». 

CHITI, AUTORITARSIMO SENZA PRECEDENTI - Anche Chiti, uno dei 14 che si sono autosospesi dal gruppo del Pd è intervenuto nel dibattito: «Sono in Parlamento grosso modo da quando c'è Luigi Zanda: mai ho visto dimissionamenti autoritari dalle commissioni. Del resto non era possibile: non ha precedenti nella storia repubblicana»

IO DIMISSIONATO IN VIA PREVENTIVA - «I senatori Mauro e Mineo - aggiunge Chiti - sono stati dimissionati dai rispettivi gruppi per dissenso possibile: io, senza essere avvertito, per misura cautelativa preventiva. Mi sento sinceramente amareggiato e offeso: per nessun atto del mio impegno, ormai lungo, nelle istituzioni penso mi possa essere addebitato un comportamento di scorrettezza».

CALPESTATA COSTITUZIONE - L'esponente del Pd ha continuato: «Più serio è il fatto che una parte di parlamentari e dell'opinione pubblica non si rendano conto pienamente di quello che è successo in questa settimana: è stato calpestato l'articolo 67 della Costituzione che assicura libertà di mandato senza vincolo per ogni parlamentare. Questo articolo della Costituzione non può essere fatto valere discrezionalmente o solo in aula e non nelle commissioni: vale sempre o mai. Del resto l'assurdità si rivela sulla base di una semplice considerazione: le commissioni a volte hanno - e per funzionare meglio il Parlamento dovrebbero avere più spesso - una funzione deliberante. In questo caso allora?».

OCCUPAZIONE DI PARLAMENTO - «Il problema vero è che calpestare l'articolo 67 equivale a rendere nella pratica le commissioni del Parlamento, di fatto, 'organi di partito'. Una aberrazione che va tolta di mezzo, altrimenti con il tanto discutere sulle innovazioni politico-culturali si realizza invece una occupazione del Parlamento ad opera dei partiti», ha concluso Chiti.