20 ottobre 2019
Aggiornato 05:30
Lotta alla mafia

Addiopizzo: pm possano continuare indagini trattativa Stato-mafia

Il comitato antiracket scrive alle massime cariche dello Stato affinché i magistrati palermitani possano proseguire il loro lavoro

PALERMO - "Sebbene in astratto la ratio di certe norme possano essere condivisibili, capita però che per i tempi e le situazioni straordinarie in cui si collocano non risultano essere assolutamente opportune. È il caso dei nuovi effetti della circolare del marzo scorso del Consiglio Superiore della Magistratura, su chi a Palermo sta indagando sugli ulteriori filoni di indagine sulla trattativa tra Stato e mafia". A scriverlo, in una lettera aperta inviata alle massime cariche dello Stato, è il Comitato Addiopizzo. L'associazione antiracket chiede la tutela dei magistrati di Palermo che si occupano delle indagini sulla trattativa Stato-mafia, affinché possano proseguire il loro lavoro.

I CASI ECCEZIONALI - "Addiopizzo ritiene che tali procedimenti in corso rientrino nel novero di quei 'casi eccezionali' previsti dalla citata circolare per cui si può, quindi si deve, consentire ai magistrati interessati di proseguire il loro lavoro anche se fuori dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Palermo - si legge nella nota indirizzata al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, al premier Matteo Renzi, ai presidenti di Camera e Senato, Boldrini e Grasso, e alla presidente della Commissione Parlamentare Antimafia Rosy Bindi -. La rilevanza storica e politica di tale situazione giudiziaria impone delle valutazioni e delle scelte che siano ancorate soprattutto al senso di opportunità politica".

PM VADANO AVANTI - "Addiopizzo crede infatti sia assolutamente opportuno che l'organo di governo della magistratura consenta a Nino Di Matteo, Francesco Del Bene e Roberto Tartaglia, nei loro ruoli di Sostituti Procuratori, di proseguire le indagini finora portate avanti. Per tali ragioni, ci rivolgiamo alle massime autorità istituzionali del Paese perché facciano politicamente proprio lo spirito e le ragioni dell'indirizzo proposto dal Procuratore della Repubblica di Palermo. Auspicando che di tale orientamento ne promuovano il senso politico - conclude la lettera -, affinché non si disperda il patrimonio di conoscenza maturato in questi anni dai magistrati impegnati nel processo e nelle indagini sulla trattativa".