14 luglio 2020
Aggiornato 17:00
Scelta Civica

Mario Monti si dimette dal «suo» partito

Il senatore a vita spiega: «Non posso non intendere la dichiarazione degli 'undici più uno' senatori come una mozione di sfiducia nei miei confronti. Ne prendo atto»

ROMA - Mario Monti si è dimesso da presidente di Scelta civica (Sc) e ha chiesto di essere iscritto al grippo Misto.

MI AVETE SFIDUCIATO - L'ex premier ha diffuso una lunga nota per spiegare che le posizioni del ministro Mario Mauro e quelle di dieci senatori di Sc che hanno scritto una nota congiunta, rappresentano di fatto una «sfiducia»: «Non posso non intendere la dichiarazione degli 'undici più uno' senatori come una mozione di sfiducia nei miei confronti. Ne prendo atto. Rassegno le dimissioni da presidente di Sc. La presidenza verrà assicurata dal vicepresidente vicario Alberto Bombassei, fino all'attivazione delle procedure previste dallo Statuto per la nomina del nuovo presidente. Domani lascerò il gruppo Sc del Senato e chiederò l'iscrizione al gruppo misto».
Monti ha rassicurato: «Nella mia veste di senatore a vita, non verrà meno il mio impegno per contribuire all'affermazione di quei valori e di quella visione per i quali, confido, quanti hanno aderito al progetto di Sc per l'Italia continueranno a battersi».
Nella sua nota Monti ha riferito di «scambi di opinioni» avuti all'interno del partito sugli «elementi resi noti dal governo sul disegno di legge stabilità, con i presidenti dei gruppi parlamentari al Senato Susta e alla Camera Della, con i responsabili economici, Lanzillotta, Ichino, Zanetti e con il portavoce politico Della Vedova».

HO PARLATO DA PRESIDENTE - Sulla base di questi incontri, l'ex premier ha ricordato di aver «rilasciato una dichiarazione come presidente di Sc. Vi si esprimeva una prima valutazione sul ddl stabilità, si richiamavano le proposte offerte alla considerazione del presidente Letta in un documento rimessogli lunedì ('Elementi per un contratto di coalizione'). Al fine di esercitare sul governo lo stimolo di cui ha bisogno per affrontare risolutamente le riforme, superando le resistenze conservatrici alle quali è sottoposto da parte del Popolo della libertà (Pdl) e del Partito democratico (Pd) , attenti in primo luogo ai rispettivi interessi elettorali, la dichiarazione concludeva: 'La posizione che Sc terrà nell'iter parlamentare dipenderà dalla misura in cui il governo vorrà e saprà accogliere le preoccupazioni indicate'. Pure nella serata di ieri, quattordici deputati di SC hanno diffuso una loro nota congiunta, sostanzialmente in linea con la mia dichiarazione».

IN 11 CON MAURO - Ma «oggi, dal canto loro, undici senatori appartenenti al Gruppo di Scelta Civica - i senatori Albertini, Casini, De Poli, Di Biagio, Di Maggio, D'Onghia, Luigi Marino, Merloni, Olivero, Lucio Romano, Maurizio Rossi - hanno rilasciato - nota ancora Monti - una loro dichiarazione congiunta. E' difficile non convenire con il pochissimo che viene detto in ordine alla valutazione del ddl ('è un primo passo nella giusta direzione'). Ma vi è un 'quid' specifico, di rilievo politico, che permea la dichiarazione, unisce le posizioni tenute di recente dagli undici firmatari e le connette ad un altro senatore di Sc, che non è tra i firmatari in quanto fa parte del governo, il Ministro della Difesa Mauro».

NO AD APERTURE CON CHI E' INCONCILIABILE - L'ex premier ha spiegato che in questi giorni il senatore Mauro, «con dichiarazioni ed iniziative, è venuto preconizzando, da un lato, una linea di appoggio incondizionato al governo, posizione legittima - e naturale in chi fa parte di un governo - ma che non è la linea di Sc, linea definita dai suoi organi direttivi e confermata nella proposta del 'contratto di coalizione'; dall'altro, il superamento di Sc in un soggetto politico dai contorni indefiniti ma, a quanto è dato capire, aperto anche a forze caratterizzate da valori, visioni e prassi di governo inconciliabili con i valori, la visione e lo stile di governo per i quali Sc. Per i quali ho accettato di impegnarmi, di impegnare il mio nome e, con esso, di favorire l'ingresso o il ritorno in Parlamento di candidate e candidati che si sono formalmente impegnati a battersi per realizzare quella che essi stessi hanno chiamato 'Agenda Monti'».