Nessuna conferma ufficiale sulla notizia della morte di Silvano Trevisan
Uno dei sette ostaggi stranieri dei quali nella tarda serata di venerdì Ansaru - un gruppo fondamentalista islamico nigeriano vicino a Boko Haram - ha annunciato l'uccisione. Il cittadino italiano, 69enne originario della provincia di Venezia, era stato sequestrato tre settimane fa in un'azione armata
LAGOS - Ancora nessuna conferma ufficiale sulla notizia della morte di Silvano Trevisan, uno dei sette ostaggi stranieri dei quali nella tarda serata di venerdì Ansaru - un gruppo fondamentalista islamico nigeriano vicino a Boko Haram - ha annunciato l'uccisione. Il cittadino italiano, 69enne originario della provincia di Venezia, era stato sequestrato tre settimane fa in un'azione armata in un cantiere insieme con due libanesi, altrettanti siriani, un greco e un britannico.
Fonti del ministero degli Esteri italiano hanno ribadito che le «verifiche» dell'Unità di crisi «continuano» per accertare se la notizia sia fondata. Nessuna conferma alla notizia è giunta inoltre dalle autorità nigeriane.
Site, il centro americano di monitoraggio dei siti internet fondamentalisti, ha scovato in rete l'annuncio di Ansaru. «Nel comunicato», ha spiegato, «il gruppo ha dichiarato che a seguito delle azioni effettuate dai governi di Gran Bretagna e Nigeria per liberare gli ostaggi, e gli arresti e i soprusi che sarebbero state compiute», ha deciso l'esecuzione degli ostaggi.
Site ha parlato di un comunicato scritto in arabo e in inglese e di alcuni frame di un video che «mostrano gli ostaggi morti», ma sul riguardo al momento vige il massimo riserbo. Anche un responsabile della società libanese di costruzione per cui lavoravano Trevisan e gli altri sei ostaggi rapiti il 16 febbraio, la Setraco, ha detto di non essere in grado di confermare la notizia.
Ansaru è considerato una fazione del gruppo islamista nigeriano Boko Haram, ritenuto responsabile della morte di centinaia di persone durante gli attacchi compiuti nel nord e nel centro della Nigeria dal 2009.
Ansaru è stato a sua volta ritenuto coinvolto in vari sequestri tra i quali quello nel maggio 2011 del britannico Chris McManus e dell'italiano Franco Lamolinara, che lavoravano per una ditta di lavori pubblici nello stato di Kebbi, vicino alla frontiera con il Niger. Gli ostaggi persero la vita nel marzo 2012 nel vicino stato di Sokoto durante un blitz delle teste di cuoio inglesi e nigeriane, blitz che creò l'irritazione di Roma nei confronti di Londra per non essere stata preventivamente informata.