11 luglio 2020
Aggiornato 22:30
Chiesa Cattolica | Dimissioni Benedetto XVI

Conclave «lungo» per il successore di Benedetto XVI?

L'unica certezza è che il Papa ha rinunciato. Per il resto, in queste ore poche sono le certezze in Vaticano. Non si sa come Benedetto XVI verrà chiamato dopo le dimissioni (vescovo emerito di Roma?), non si sa di che colore vestirà (ancora bianco?), non si sa come e quando verranno sigillati i suoi appartamenti

CITTÀ DEL VATICANO - L'unica certezza è che il Papa ha rinunciato. Per il resto, in queste ore poche sono le certezze in Vaticano. Non si sa come Benedetto XVI verrà chiamato dopo le dimissioni (vescovo emerito di Roma?), non si sa di che colore vestirà (ancora bianco?), non si sa come e quando verranno sigillati i suoi appartamenti. E anche sul Conclave che eleggerà il suo successore, sono più le illazioni che le sicurezze. Una previsione, però, sta prendendo corpo in queste ore, ed è quella che il Conclave, che dovrebbe aprirsi dopo la metà di marzo, non sarà breve.

«Non credo che sarà un conclave rapido come quello del 2005», ha detto in un'intervista alla Stampa, il cardinale sudafricano Wilfried Fox Napier, 71 anni, francescano, il primo a dare voce apertamente a questa ipotesi. «Chiunque verrà eletto, ha la strada indicata e cioè dovrà completare la purificazione della Chiesa avviata da Benedetto XVI. Nella Cappella Sistina, il senso dell'universalità prevale sulle logiche regionalistiche e sui blocchi geografici di appartenenza».

Tra i motivi che spingono a ipotizzare un Conclave lungo c'è innanzitutto lo choc provocato dalla rinuncia di Benedetto XVI. Una sorpresa che avrà bisogno di tempo per essere assorbita. Una scelta che ha fatto precipitare il lento avvicinamento, in corso da tempo sotto traccia, alla sua successione. Ma c'è anche una questione procedurale. Dal prossimo Conclave, infatti, entrerà in vigore una nuova 'legge elettorale' promulgata proprio da Benedetto XVI. Giovanni Paolo II aveva abolito il voto per acclamazione e introdotto lo scrutinio segreto. Temeva che, con il voto palese, qualche porporato votasse contro coscienza. Per controbilanciare, però, il rischio che questa novità provocasse lo stallo, introdusse altre due novità. La prima è che dopo 21 scruitini si passasse al ballottaggio tra i due più votati. La seconda è che, sempre dopo 21 «fumate nere», il quorum passasse dalla maggioranza qualificata di due terzi alla maggioranza assoluta del cinquanta per cento più uno. Così è stato eletto - al quarto scrutinio - Benedetto XVI. Ma lo stesso Ratzinger ha voluto cambiare, nel 2007, il dispositivo giuridico. Il Papa intuiva che le norme di Giovanni Paolo II contenevano rischiavano di provocare l'elezione di un Pontefice con una maggioranza risicata, capace di spaccare la Chiesa. Ratzinger, allora, ha stabilito che, anche dopo il ventunesimo scrutinio, la maggioranza rimanga di due terzi. I cardinali non usciranno dalla Cappella Sistina finché non avranno trovato un compromesso su un candidato che raccolga ampi consensi. Ma questa opzione richiede tempo. E il Conclave potrebbe prolungarsi.