24 giugno 2017
Aggiornato 16:00
Politica & Media

Gubitosi: Politica fuori dalla RAI? Lavorerei da solo

Non si sa, per loro stessa ammissione, «se dureranno o quanto dureranno», ma il presidente e il direttore generale della Rai, Anna Maria Tarantola e Luigi gubitosi, hanno le idee molto chiare sul futuro del servizio pubblico: basta pressioni, ingerenze o disturbi esterni e dalla politica

ROMA - Non si sa, per loro stessa ammissione, «se dureranno o quanto dureranno», ma il presidente e il direttore generale della Rai, Anna Maria Tarantola e Luigi gubitosi, hanno le idee molto chiare sul futuro del servizio pubblico: basta pressioni, ingerenze o disturbi esterni e dalla politica, la Rai è un'azienda che «deve stare sul mercato», che ha dei «competitors», che «deve seguire delle regole» di due diligence, che «deve fare pianificazione strategica» e «affrontare i problemi», altrimenti «i problemi affronteranno lei».

Educare, informare e divertire - La Rai, insomma, finalmente governata come un'azienda, anche se deve e può fare servizio pubblico, quindi «educare, informare e divertire», per dirla alla Tarantola. Ma basta, basta e poi basta ingerenze esterne, come ha rimarcato Gubitosi a più riprese, rispondendo alle domande di parlamentari rimasti un po' sbigottiti dal piglio manageriale dei loro interlocutori aziendali. Del resto, se così non sarà, complice anche il quadro macroeconomico mondiale, l'azienda rischia il tracollo, mentre «ha tutte le carte in regola per farcela», se potrà liberamente lavorare.

Cercheremo di scontentare tutti allo stesso modo - «Ho chiesto ai direttori Rai di non accettare pressioni esterne o dai consiglieri di amministrazione. I direttori - ha detto il Dg rispondendo alle domande dei commissari - non devono avere pressioni e se qualcuno le riceve deve avvertirmi. I consiglieri d'amministrazione devono evitare di fare pressioni. Se gli serve qualcosa possono chiedere a me». A confermare la linea di Gubitosi anche la presidente Tarantola: «ho chiesto ai consiglieri di concentrare le loro richieste al Dg, che, essendo il capo azienda, può dar seguito alle richieste ricevute» e, ha rincarato ancora Gubitosi, «cercheremo di scontentare tutti nello stesso modo».

Cambiamenti in funzione di competenza, merito ed eticaSe però 'qualcuno' è già approdato ai piani alti di viale Mazzini o ai vertici delle reti per nomina 'politica', come è prassi, se è «competente, eticamente irreprensibile e meritevole» può stare tranquillo, perchè «se dovessi far fuori tutte le persone che sono in Rai con nomine politiche lavorerei da solo: faremo cambiamenti - ha detto Gubitosi - in funzione di competenza, merito ed etica». Quindi, risposta fulminante ai non pochi parlamentari che hanno chiesto indicazioni sulla nomina del direttore del Tg1, in scadenza a fine anno. «Non ci abbiamo ancora pensato», ha detto il dg. «So solo che ho un contratto in scadenza il 31 dicembre» e che «abbiamo scelto di non rinnovare i contratti a colleghi pensionati. Rivendichiamo questa scelta».

Problema politico - Il problema della Rai e della governance scelta dai «professori», però, è quanto mai politico L'attuale vertice aziendale, hanno rimarcato alcuni membri della commissione, è espressione di un governo che terminerà il suo mandato tra poco più di sei mesi. Per più di due terzi del proprio mandato, quindi, Tarantola e Gubitosi dovranno giocoforza confrontarsi con un governo 'politico' e con i desiderata dei partiti. Niente di più lontano dai pensieri di Anna Maria Tarantola, la quale ha centrato la sua relazione sulla necessità del servizio pubblico di recuperare la fiducia dei cittadini.

Il servizio pubblico deve basarsi sulla qualità - «La Rai - ha detto la presidente - negli ultimi anni ha perso il rapporto di fiducia con i cittadini utenti che c'era negli anni Cinquanta e Sessanta». «Esiste lo spazio per la missione del servizio pubblico e si deve basare sulla qualità. Oggi la Rai deve operare in maniera diversa da come operava negli anni scorsi», ma per fare questo, ha aggiunto Tarantola, ci vuole «una buona azienda che sappia stare sulle sue gambe in maniera efficace ed efficiente, altrimenti l'azienda muore. Il nostro obiettivo - ha concluso - è duplice: dare un buon prodotto e avere un'azienda efficiente». E grazie a chi mi ha nominato, cioè+ «a questa commissione. Solo che io - ha tenuto a sottolineare l'ex manager di Bankitalia - non sono una bancaria o una banchiera, ma una donna al servizio delle pubbliche istituzioni».

Cercheremo di svecchiare l'azienda - Insomma, poco o niente spazio per i discorsi in politichese, ma una lezione di squisita economia aziendale, a partire dai «tagli lineari, che non ci saranno perchè - ha spiegato Gubitosi - non premiano l'efficienza». Tra settembre e novembre, ha quindi annunciato il dg, «lavoreremo sul budget, che sarà in semicontinuità con il passato. Poi, lavoreremo a un piano triennale per il periodo 2012-2015 per il rilancio dell'azienda». E cercheremo anche di svecchiare l'azienda, visto che «ci sono solo 10 dirigenti con meno di 40 anni» e «solo 50 dipendenti al di sotto dei 30».

La trasparenza ci deve essere per tutti - E smettiamola, ha esortato Gubitosi, con i «falsi problemi». La diatriba sulla necessità di inviare una sola o più troupe a seguire un evento, ad esempio: «dove c'è un avvenimento importante - ha spiegato il dg - è chiaro che servono più troupe, ma qui si tratta di evitare di utilizzare più troupe per fare le stesse immagini dello stesso evento». Non è questione di pluralismo, ma di costi. «Strana» anche la richiesta di alcuni parlamentari di dare massima trasparenza ai compensi Rai. «Al momento - ha tagliato corto Gubitosi - non c'è legge che lo imponga, ma imporlo alla sola Rai sarebbe un regalo ai nostri competitors. Certo - ha riconosciuto il dg non senza ironia - voi siete i maestri che fanno le leggi e se ci sarà una legge noi ci adegueremo, ma se ci deve essere trasparenza ci deve essere per tutti, non per la sola Rai. Per adesso c'è trasparenza su un solo compenso, il mio, che è il più trasparente d'Italia».