26 agosto 2019
Aggiornato 06:30
Convegno «De Gasperi, l'Italia, l'Europa. La storia che guarda al futuro»

Riccardi: Fuori dall'Europa si rischia il fascismo

Le derive dell'antieuropeismo rischiano di essere l'irrilevanza politica e il fascismo. Lo ha affermato il ministro per la Cooperazione internazionale Andrea Riccardi: «Non sono tra i candidati per nuovo partito. Il bipolarismo ha fallito, serve il centro per governare»

TRENTO - Le derive dell'antieuropeismo rischiano di essere l'irrilevanza politica e il fascismo. Lo ha affermato il ministro per la Cooperazione internazionale Andrea Riccardi, intervenuto a Trento al convegno «De Gasperi, l'Italia, l'Europa. La storia che guarda al futuro».
«Nella frontiera del rifiuto - ha detto Riccardi - che vediamo già in tanti paesi del continente, si annidano populismi di vario tipo, ma anche veri rigurgiti di fascismo, sempre possibile in modi nuovi nello spaesamento e nella crisi economica». Per il fondatore della Comunitò di Sant'Egidio, «irrilevanza e fascismo rischiano di essere le derive dell'antieuroepeismo. L'europeismo - ha detto Riccardi - è la via maestra dell'essere democratici».
«Per continuare ad essere italiani - ha aggiunto il ministro - bisogna avere la forza di essere anche europei. E' la grande idea che oggi costituisce, non come richiamo teorico, ma come impegno concreto il vero discrimine tra le forze politiche. Non teorico, ha concluso il ragionamento Riccardi - perché ormai l'Europa non è estero, ma è un nuovo modo di vivere l'interno».

Non sono tra i candidati per nuovo partito di centro - «Io non sono tra i candidati» per un possibile nuovo partito di centro ma occorre «una politica più colta, europeista e radicata nella gente».
«Sento però che bisogna promuovere un rinnovamento culturale, sia politico sia in linea europea - ha aggiunto Riccardi, parlando a margine dell'incontro con i giornalisti - Per me il problema è la ripresa di una cultura politica e pensare a un linguaggio politico più coinvolgente per la gente. Il grande problema in questo periodo è il distacco dei giovani e il distacco della gente. Ripartire da De Gasperi per una politica più colta e radicata nella gente. Questo è il nostro disegno».
L'idea, ha osservato il ministro, «è che forse il bipolarismo della seconda Repubblica non è adatto a rappresentare questa transizione che stiamo vivendo e a guidare il Paese nella realtà della globalizzazione».

Bipolarismo ha fallito, centro per governare - «La cultura dei cattolici deve avere un ruolo. E' che oggi non possiamo dire come sarà la politica domani, non c'è nemmeno la legge elettorale. Di sicuro possiamo dire che c'è bisogno di un soggetto terzo: il centro». Lo afferma il ministro per la Cooperazione Andrea Riccardi in un'intervista alla 'Stampa'. «Non sto pensando a un partito confessionale bensì a un centro che governi una coalizione. De Gasperi, coi suoi esecutivi, ha sempre preferito governare con altri partiti, anche quando aveva quasi la maggioranza assoluta», afferma il fondatore della comunità di Sant'Egidio, oggi a Trento per commemorare lo statista trentino morto 50 anni fa.
«Il bipolarismo - sottolinea Riccardi - mi appare in buona parte inadeguato tanto è vero che il Pdl ha rinunciato al governo per una particolare grande coalizione, e per le stesse ragioni il Pd ha rinunciato a elezioni in cui i sondaggi lo davano in vantaggio». Riccardi precisa che le sue sono «aspettative» e fa un ragionamento da «cittadino» auspicando non un partito confessionale ma «un luogo in cui la cultura cattolica si incontra con i laici per trovare una sintesi».