25 febbraio 2020
Aggiornato 02:00
Editoriale di «Famiglia Cristiana»

«Famiglia penalizzata ed esclusa dai tavoli»

La riforma del lavoro è stato condotta secondo linee antiquate che guardano agli aspetti economici e normativi del trattamento individuale e collettivo dei lavoratori. Cardinale Scola: Grave assenza di politiche sociali per la famiglia

ROMA - «È evidente che i riflessi ultimi di tutte le riforme in atto ricadono sulla famiglia, sulla quale si riversano i costi, ma la famiglia è lasciata fuori da tutti i tavoli. La conseguenza è una persistente e crescente penalizzazione della famiglia stessa». E' quanto si legge sul sito di Famiglia Cristiana che anticipa oggi un editoriale del numero in edicola questa settimana intitolato «Ma la famiglia viene sempre dopo» a firma di Pierpaolo Donati.
«Nella riforma fiscale - scrive Donati - non è stato introdotto un criterio adeguato di tassazione, che tenga conto in modo significativo dei carichi familiari dei contribuenti. Una soluzione equa consisterebbe nella adozione del «fattore famiglia», che è stato completamente ignorato. La riforma del mercato del lavoro viene oggi condotta secondo linee antiquate che guardano agli aspetti economici e normativi del trattamento individuale e collettivo dei lavoratori, senza considerare che la produttività e la capacità delle imprese di stare sul mercato dipende dalle misure di conciliazione tra famiglia e lavoro. La Germania, come la Francia e i Paesi scandinavi lo dimostrano. La loro economia va molto meglio della nostra proprio perché hanno adottato in modo diffuso politiche che introducono nei contratti di lavoro il welfare familiare».

Cardinale Scola: Grave assenza di politiche sociali per la famiglia - La famiglia in Italia è «importantissima per il 91 per cento degli italiani» ma non immune alle contaminazioni del nostro tempo, «dobbiamo piuttosto chiederci da dove deriva il travaglio che la sta attraversando». E' la riflessione dell'Arcivescovo di Milano, cardinale Angelo Scola, intervistato da Famiglia Cristiana. «L'assenza di politiche sociali e culturali in favore del bene prezioso della famiglia è grave tanto quanto l'impegno disatteso nei confronti della libertà dell'educazione. Sono due grossi handicap che l'Italia si trascina da tempo - sottolinea - In questa situazione occorre ripensare le garanzie di accompagnamento, riformare il sistema educativo prendendo sul serio un piano di scuola professionale».
Uno dei «fattori più determinanti» del «disagio» delle famiglie è «il modo in cui viene pensata e praticata la relazione di coppia, il rapporto uomo-donna. Molto è cambiato in quest'ambito negli ultimi decenni». Scola ribadisce la sacralità dell'unione nel matrimonio: «Il sacramento del matrimonio è la realizzazione piena e «conveniente» di questo «universale sociale», altre forme di convivenza potranno ricevere altri nomi, ma non si possono chiamare famiglia. Il nome famiglia non si addice ad altre forme di convivenza. Ostinarsi a utilizzarlo confonde e finisce con lo svuotare i preziosi fattori costitutivi della vera famiglia».
Sulla famiglia e la crisi, il card. Scola sottolinea: «Moltissime famiglie stanno affrontando con estrema dignità, e anche con maggiori sacrifici rispetto al passato, la grave situazione della mancanza di lavoro. C'è un senso di responsabilità nel nostro Paese che più in generale denota, contrariamente a quanto vanno dicendo alcuni, la grande nobiltà della nostra società civile. Per capacità di costruire relazioni, partecipazione e solidarietà».