13 giugno 2024
Aggiornato 07:00
La giornata politica di Massimo D'Alema

D'Alema: Il PD si candida per il dopo Monti

Il Presidente del Copasir: Non è partitocrazia, ma elementare Democrazia. Contrarie le Elite. Monti ha sostituito Berlusconi, non la politica. Il mancato accordo con i Sindacati è un errore del Governo

FIRENZE - Il Pd si candida a succedere al Governo Monti e questo non deve suonare come «uno scandalo». E' quanto rivendica Massimo D'Alema, dal palco dei Giovani Democratici riuniti a Siena. Puntare alle elezioni, alla scadenza del mandato di Mario Monti, «non vuol dire essere partitocratici - aggiunge D'Alema - è solo un richiamo ad elementari principi democratici».
«Chi non è d'accordo -insiste- è una piccola élite che vuole metter al bando non i partiti, ma la democrazia». Mentre noi «banalmente diciamo che dopo il 2013 governerà il Paese chi vincerà le elezioni, e speriamo di farlo noi, sulla base di idee e opinioni», conclude D'Alema.

Monti ha sostituito Berlusconi, non la politica - «Monti è venuto non per le responsabilità della politica, ma di Berlusconi». Lo ha detto dal palco dei Giovani Democratici, a Siena, Massimo D'Alema, ribadendo che «la distinzione tra tecnici e politici non può essere assoluta». Una parentesi, dunque, quella del Governo Monti, che si è resa necessaria non per colpa dei «politici», come se «fosse ceto sociale», ma di «alcuni fra loro». Del resto, ha ricordato ironicamente D'Alema, «ho avuto come ministri Carlo Azeglio Ciampi e Tommaso Padoa Schioppa, e ho qualche difficoltà a considerare queste personalità come politici arruffoni e ignoranti, poi finalmente sostituiti dai tecnici».

Il mancato accordo con i Sindacati è un errore del Governo - Sul lavoro, «il Governo ha commesso un errore: era possibile trovare una soluzione innovativa senza creare il clima di rottura che si è creato». Lo ha detto Massimo D'Alema, durante il congresso dei Giovani Democratici a Siena. Una rottura, ha aggiunta, che «non è con il Pd», dato che «le manifestazioni nate in tutta Italia non sono organizzate da noi, ma da tutte le sigle sindacali».
D'Alema si è detto poi convinto che sia possibile correggere la riforma in Parlamento, perché «con questo concetto di licenziamento economico, si apre un'autostrada» ai licenziamenti facili. «Nessun imprenditore al mondo ammetterà questo, ma la cosa più semplice per un'azienda in difficoltà è scaricare tutto sui lavoratori». E' sbagliato, ha concluso D'Alema, che «sia il lavoratore a dover dimostrare la giusta causa di un licenziamento, dovrebbe essere l'imprenditore».