14 ottobre 2019
Aggiornato 13:00

PD: La Lega scommette sul disastro e rimpiange l'Esecutivo Berlusconi

Fiano: Ma l'Italia non dimentica che quella è stata l'origine della tragedia. Di Traglia: Calderoli taccia, è fra i responsabili situazione

ROMA - «Il Paese è in trepida attesa delle fondamentali proposte che farà il Parlamento leghista a gennaio. Ma è ormai chiaro che la Lega scommette sul disastro finale per l'Italia, sperando che gli italiani si dimentichino che loro per primi sono stati gli artefici di questo disastro. Gli italiani però non dimenticano e la Lega perderà la scommessa». E' la replica del responsabile sicurezza del Pd Emanuele Fiano al rinnovato invito dell'ex ministro lgheista Roberto Calderoli all'ex Premier Silvio Berlusconi a porre fine al Governo Monti.
«Calderoli, autore della peggior legge elettorale della nostra storia - ha affermato Fiano - prova un acuto senso di nostalgia per i bei Consigli dei ministri cui partecipava, e nei quali si sono decisi: 14 miliardi di tagli agli enti locali, 4 miliardi al comparto sicurezza e difesa, 8 miliardi alla scuola pubblica; approvati importanti finanziamenti per il Ponte di Messina e per il disavanzo del Comune di Catania; prese numerose altre decisioni che hanno messo il Paese nella condizione drammatica in cui si trova; confezionati innumerevoli annunci che avrebbero dovuto tranquillizzare l'Italia rispetto alla tenuta dei propri conti pubblici e la propria capacità di reazione davanti alla crisi economica».

Di Traglia: Calderoli taccia, è fra i responsabili situazione - «Calderoli - ha fatto eco il responsabile Comunicazione del Pd Stefano Di Traglia - taccia, per carità. C'è anche il suo nome tra quelli dei responsabili di questa situazione, tra coloro che dovranno fare ammenda, se hanno una coscienza. Se l'Italia vive la più grande crisi economica e sociale del Dopoguerra, è solo grazie all'incompetenza e all'irresponsabilità di chi ha amministrato il Paese fino a poche settimane fa. E' inutile che Calderoli e la Lega tentino di sfuggire alle proprie colpe. Erano poco credibili al governo, lo sono ancora meno oggi all'opposizione».