19 ottobre 2019
Aggiornato 14:00
Lotta alla Camorra | Arrestato Michele Zagaria

Nel bunker di Zagaria anche l'ex capo della mobile Pisani

Pisani, indagato per presunti legami con esponente dei clan, attualmente allo Sco di Roma, è stato allontanato dal suo ufficio di via Medina lo stesso giorno in cui scattarono gli arresti dell'operazione «Megaride»

NAPOLI - Chi era in via Mascagni a Casapesenna, nel bunker nel quale si nascondeva il superlatitante Michele Zagaria, ha raccontato che sia stato lui a prenderlo con le proprie mani e a portarlo fuori dal covo ricavato sotto metri di cemento armato. E' Vittorio Pisani, l'ex capo della Squadra Mobile di Napoli, dallo scorso 30 giugno indagato con richiesta di rinvia giudizio dei pm partenopei nell'ambito di un'inchiesta condotta dalla Procura di Napoli su presunti legami tra camorra e imprenditori di ristoranti considerati «lavatrici» per riciclare denaro sporco.

Pisani, attualmente allo Sco di Roma, è stato allontanato dal suo ufficio di via Medina lo stesso giorno in cui scattarono gli arresti dell'operazione «Megaride». Per lui l'accusa fu di favoreggiamento e gli fu vietata la dimora a Napoli e provincia. Si chiuse, così, la sua brillante carriera nella Questura partenopea, tra lo sconcerto di chi aveva lavorato, per anni, al suo fianco. In quell'occasione lo stesso procuratore capo di Napoli, Giovandomenico Lepore, definì l'accaduto «una cosa dolorosa» definendo il numero uno della Mobile come «persona brillante incappata in una brutta disavventura». Da quel giorno, ovviamente, il corso della giustizia andò avanti al punto che lo scorso 26 novembre, per lui, fu chiesto il rinvio a giudizio e il prossimo 15 dicembre sarà tra i 18 imputati davanti al gup Francesca Ferri.

Chi lo conosce bene, però, sa che Vittorio Pisani non si è lasciato imbrigliare nell'esilio, continuando a lavorare soprattutto per catturare Zagaria, il boss che gli era sfuggito in più occasioni. Era lui la medaglia che mancava sul suo petto. E questa mattina, a scavare con trivelle e martelli pneumatici, c'era anche lui. Ed è stato proprio lui ad acciuffare la «primula rossa» dei Casalesi. La legge gli impedisce di partecipare alla conferenza stampa che si terrà nel pomeriggio a Napoli, ma l'ex capo della Squadra Mobile ha potuto festeggiare con i suoi vecchi compagni. E sono stati proprio i poliziotti a inneggiare il suo nome una volta che il boss è stato condotto in Questura a Caserta e garantito alla giustizia.