25 settembre 2021
Aggiornato 13:00
Lega Nord | Secessione

La rabbia padana contro Napolitano: «Attenti, gioco rischioso»

I leghisti: «Vogliono far saltare il Governo, ma può saltare tutto»

ROMA - La rabbia è trattenuta, la risposta affidata alla prima pagina della Padania batte sull'orgoglio del popolo di cui Giorgio Napolitano ha negato l'esistenza: «Io esisto e sono padano». E poi una dichiarazione di Roberto Calderoli: «La Lega da 20 anni è garanzia di democrazia, Napolitano dimentica l'autodeterminazione dei popoli». L'affondo del capo dello Stato contro il Carroccio arriva però non troppo inatteso, a via Bellerio: «Hanno paura. E dopo aver attaccato Berlusconi per farlo dimettere senza riuscirci, ora attaccano noi sperando di far saltare il banco», spiega un dirigente.

Ma se questo è lo schema, «è un gioco molto pericoloso - ragiona un dirigente leghista - perchè la situazione è talmente delicata da essere imprevedibile». Dunque «bene ha fatto Calderoli a ricordare che da 20 anni siamo garanzia di democrazia». Ovvero, è la spiegazione che danno i leghisti, «l'unica possibilità per tenere unito il Paese è proseguire nel percorso democratico di riforme, federalismo in testa, che la Lega da 20 anni si sforza di portare avanti». In altre parole, «se non si arriverà al federalismo, il Paese andrà a sbattere contro muro, faremo la fine della Grecia, e a quel punto l'autodeterminazione del nord potrebbe essere un'onda che nemmeno la Lega riuscirebbe ad incalanare. Per ora il referendum per l'autodeterminazione è una pistola sul tavolo che non vogliamo usare, ma se finisse male non saremo neanche noi a dover premere il grilletto...».

Un ragionamento che i deputati più vicini a Roberto Maroni allargano anche al governo Berlusconi: «E' evidente che se perdura questo stallo il rischio che salti tutto è forte. Ma c'è ancora molto margine per il centrodestra, e la Lega può ancora fare politica, prima di ritornare alla propaganda delle origini». E cioè «se Berlusconi si convince dell'opportunità di un passo indietro, magari con l'amnistia o con la nomina a senatore a vita proposta da Mario Mauro, a quel punto ci sarebbe ancora un progetto da portare avanti e da spiegare al 'popolo padano'». Altrimenti «il rischio non è che salti il governo Berlusconi, ma che salti tutto il Paese».