25 luglio 2021
Aggiornato 17:00
Le indagini sull'omicidio di Melania Rea

Interrogato per 8 ore ma Salvatore resta solo un teste

Accertamenti sui tabulati del telefono e nuova ispezione sul cadavere della ragazza ritrovata il 20 aprile a Ripe

ROMA - Il suo racconto non convince gli inquirenti, ma in otto ore di interrogatorio Salvatore Parolisi, istruttore dell'esercito ad Ascoli Piceno, ha riconfermato e ripetuto la sua ricostruzione del 18 aprile, il giorno della scomparsa di sua moglie Carmela Rea, ritrovata in una pineta 38 ore dopo, massacrata con 22 coltellate. Parolisi, senza avvocato, è stato ascoltato ieri dal pm di Ascoli Piceno Umberto Monti come persona informata sui fatti, e come tale è uscito dopo più di otto ore dalla caserma di Castello di Cisterna, nel napoletano. L'uomo, infatti, da qualche giorno è con la figlia di 18 mesi a Somma Vesuviana, paese natale di Melania, come tutti chiamavano la 29enne Carmela Rea, dalla famiglia della giovane.

Ieri alle 16 Parolisi e i familiari di Melania sono andati nella caserma di Somma Vesuviana, ufficialmente per la notifica di un avviso e i connessi adempimenti burocratici per una nuova ispezione cadaverica sul corpo della giovane madre, che sarà condotta venerdì. Ma in trasferta nel napoletano c'era il pm di Ascoli, accompagnato da due ufficiali dei carabinieri del nucleo investigativo di Ascoli, e nella caserma di Somma è iniziato l'interrogatorio, come persona informata sui fatti, di Parolisi. Poco dopo, per motivi logistici, il militare e il padre di Melania si sono trasferiti con pm e carabinieri al seguito nella caserma di Castello di Cisterna, poco lontano. Il pm ha sentito, in stanze separate, prima il padre, poi il marito di Melania. E lo ha ascoltato fin oltre la mezzanotte, mentre fuori dalla caserma si assiepavano curiosi e giornalisti.

Il racconto dell'uomo sulla scomparsa della moglie non ha mai infatti del tutto convinto gli inquirenti, nessuna smoking gun, solo dettagli, ma la ricostruzione di Parolisi ha lacune e contraddizioni. A partire dalle testimonianze come quella del titolare del chiosco del bar di Colle San Marco, dove secondo il marito è scomparsa Melania. Salvatore ieri ha ripetuto quello che ha sempre detto: lunedì 18 aprile lui, la moglie e la figlia di 18 mesi erano a Colle San Marco per una gita; alle 14.30 Melania si allontana dicendo di dover andare in bagno e non è tornata più. Alle 16.30 l'uomo telefona ai carabinieri e denuncia la scomparsa. Alle 15.40 titolare del bar e telecamere confermano la presenza del marito al chiosco che chiede e cerca la moglie. Ma la testimonianza del titolare del bar è confusa: l'uomo è certo di aver visto Salvatore, di cui ha descritto gli abiti con chiarezza, e la bambina, poi ha detto di aver visto «una donna», ma non ha riconosciuto Melania, anzi.

Melania viene ritrovata 38 ore dopo, il 20 aprile a Ripe, nel bosco delle Casermette, nel teramano. E il 18 aprile, il giorno della scomparsa, tra le 14 e le 14.15, il cellulare del marito sarebbe stato agganciato proprio dalla cella di Ripe, a dieci chilometri da quel chiosco dove Salvatore dice di essere con Melania, poco prima che la giovane sparisse. I tabulati telefonici sono ancora all'esame del Ris di Roma e su queste circostanze si concentrano.