29 agosto 2025
Aggiornato 21:30
Futuro e Libertà

Fini sfida il Premier e Sinistra: loro conservatori, Fli è altra Italia

Il Presidente della Camera liquida i transfughi: «Dei quaquaraquà, ora basta divisioni. Dobbiamo ridare vita al vero centrodestra, oggi Italia è ferma»

ROMA - Una sfida all'asse «Berlusconi-Bossi» e alla sinistra: Futuro e Libertà si candida a costruire «il vero centrodestra» per proporre «un'altra idea dell'Italia». Gianfranco Fini incontra a Roma i circoli di Fli, e prova a togliere ogni dubbio sul «posizionamento» del nuovo soggetto: il centrodestra oltre Berlusconi, l'alternativa alla sinistra. E non è un caso che nel lungo intervento le critiche del presidente della Camera siano equamente distribuite tra l'ex alleato e gli avversari di sempre, entrambi accusati di «conservatorismo nel senso deteriore del termine», incapaci di pensare «l'Italia del 2020».

Perchè è questo l'obiettivo - «ambizioso», riconosce Fini - di Futuro e Libertà, che va oltre i numeri in Parlamento: «Il progetto non è quanti deputati. Uno più uno meno, cosa cambia? Il progetto è quante idee, quanti stimoli». E così i transfughi di Fli vengono liquidati con disprezzo e poche battute: «Non si deve dedicare un solo minuto di tempo a chi c'era e non c'è più. Ma qualcuno di loro mi ha fatto capire bene la distinzione tra uomini, ominicchi e quaquaraquà...». Ma ora nel partito «non ci sono divisioni tra falchi e colombe, moderati ed estremisti».

Fini getta alle spalle la fase travagliata della nascita di Fli, con il ripensamento di alcuni parlamentari: «Quel che è stato è stato, all'interno di Fli non c'è stata e non ci sarà alcuna distinzione tra moderati ed estremisti, tra sostenitori di una certa alleanza e i sostenitori di un'altra alleanza». E l'intervento di Fini è tutto rivolto al futuro, a quella «idea dell'Italia del 2020», a quella «bandiera ideale» che la politica, «sia l'asse Berlusconi-Bossi che la sinistra, non è più in grado di alzare» e che comporta - nell'analisi di Fini - la disaffezione di larga parte dell'elettorato, a partire dai più giovani.

Ecco allora che per il leader dei futuristi va «riscoperto il sapore antico della politica», la convinzione che «sono le idee e i comportamenti che possono determinare i consensi, non le mega convention e le tonnellate di manifesti». E dunque «sarà essenziale elaborare proposte, disegnare gli scenari dei prossimi mesi e anni, perchè la nostra sfida sarà non solo far comprendere che siamo un altro centrodestra» rispetto a quello dell'asse Pdl e Lega che «annulla alcuni valori fondanti del centrodestra» ma di sostanziare questo posizionamento «con un'altra idea dell'Italia». Ciò significa «sfidare i soggetti politici» oltre il singolo provvedimento del governo e soprattutto «sfidare Bossi e Berlusconi non significa in alcun modo essere alleati della sinistra».

Perchè l'idea dell'Italia che Fini inizia a delineare «è profondamente diversa anche da quella della sinistra italiana», persa nel «perenne derby» su Berlusconi mentre nel mondo «sta cambiando tutto». Ribadisce ancora Fini: «Siamo un altro centrodestra, ma vinciamo solo se facciamo capire che abbiamo un'altra idea dell'Italia. E' la sfida che avevamo quando avevamo fatto nascere il Pdl: modificare in profondità la società italiana», e che ora ritrovano in Fli anche soggetti che «non hanno mai avuto la tessera di An».

Un altro centrodestra, dunque, «ha un significato se saremo capaci di immaginare il futuro e cominciare a costruirlo giorno per giorno. Perchè il 40% degli italiani non ha fiducia nella politica? Perchè non c'è un messaggio della politica italiana per il futuro di questo Paese. E' una sfida estremamente ambiziosa: prospettare un modello per l'Italia del 2020 è ambizioso, ma è indispensabile». Un dibattito su cui «la sinistra italiana è indietro quanto Berlusconi: siamo in presenza dello scontro tra due grandi assetti conservatori. Ma non nel senso dei valori e dei principi, ma nel senso più deteriore del termine».

Quella che Fini osserva «è un'Italia ferma perchè nessuno discute per davvero, nè la sinistra nè l'asse Berlusconi-Bossi», ad esempio «di come rilanciare la nostra economia: sarebbe saggio discutere non solo del controllo dei conti pubblici, ma su quali settori strategici puntare nel prossimo futuro. Ricerca, innovazione, eccellenza, connessione con i cervelli italiani all'estero». O discutere del «definitivo tramonto del conflitto tra capitale e lavoro. La sinistra è in ritardo, il centrodestra è silente». Oppure «ragionare sulla delocalizzazione in termini di possibilità che qualche capitale arrivi in Italia, e non solo capitale libico». Ma per riuscirci, avverte Fini, «bisogna fare quelle riforme declamate da anni e che non si fanno mai. Tranne quella dell'Università, non si è fatta alcuna riforma strutturale». Responsabilità di Berlusconi, «ma anche della sinistra», insiste ancora Fini.