20 giugno 2024
Aggiornato 10:00
Nonostante le indagini

Ingroia: Cosa nostra si riorganizza

Il Procuratore aggiunto a Palermo: «Senza pentiti e intercettazioni la Magistratura a mani nude»

PALERMO - «L'operazione di oggi colpisce ancora una volta un piano nevralgico per la stessa sopravvivenza di Cosa nostra, quello rappresentato dalle estorsioni ai danni dei commercianti». Lo ha detto il procuratore aggiunto Antonio Ingroia, intervenendo stamani alla conferenza stampa seguita agli arresti la notte scorsa, ad opera dei carabinieri del Comando provinciale di Palermo, dei quattro nuovi presunti capimafia dei clan di Resuttana, di Tommaso Natale e di Partanna Mondello.

La mafia si riorganizza - «Controllare il territorio e mantenersi visibili attraverso la riscossione del pizzo - ha proseguito Ingroia - è un'attività ancora forte da parte di Cosa nostra, per confermare la sua presenza. Nonostante le decine di indagini, anche negli ultimi mesi, la mafia dimostra di sapersi riorganizzare attraverso il controllo economico del territorio».
«L'ottimo livello di risposta investigo-repressiva da parte dello Stato - ha aggiunto il procuratore - si è ottenuta grazie a tre aspetti fondamentali, quello dei collaboratori di giustizia, quello delle intercettazioni e quello della collaborazione da parte delle vittime, per lo più imprenditori. Sebbene la partecipazione alle attività di indagine da parte degli imprenditori vittime del racket non sia stata spontanea la loro collaborazione è stata possibile grazie al potenziamento degli strumenti a disposizione della magistratura; senza intercettazioni o collaboratori noi magistrati saremmo a mani nude».