16 ottobre 2021
Aggiornato 19:30
Il ravvedimento

Sapienza, il rettore Frati: appoggio la protesta

«A settembre rischiamo non aprire». Successo per la «notte bianca» organizzata a partire dalle 21 di ieri da docenti, ricercatori e studenti

ROMA - Ha avuto ottenuto il clamore ed i consensi attesi l'iniziativa della 'notte bianca' organizzata a partire dalle 21 di ieri da docenti, ricercatori e studenti della facoltà di Lettere e Filosofia dell'università La Sapienza di Roma contro i tagli all'università pubblica e le novità contenute nel ddl di riforma accademico all'esame del parlamento: sul 'carro' dei contestatori delle novità introdotte dal governo ora c'è anche Luigi Frati, il rettore dell'ateneo romano che appena pochi giorni fa aveva definito la protesta «folkloristica».

«Le mie parole - ha dichiarato Frati commentando l'esito dell'iniziativa - sono state espresse solo per attirare attenzione: è vero che c'è una parte di personale che non ha ancora fatto cenno sulla produzione degli ultimi cinque anni e per questo chiederemo spiegazioni, ma rimane il fatto che la situazione dell'università pubblica è grave. Si continuano ad attuare dei finanziamenti e se non si attueranno delle vere riforme strutturali si rischia di non aprire a settembre. Per questo- ha concluso il rettore della Sapienza - appoggio la protesta».

SUCCESSO MEDIATICO - L'iniziativa notturna ha riscosso un successo mediatico e di presenze oltre le aspettative: agli esami («semplici colloqui» precisa Frati) si sono presentati una quarantina di docenti ed oltre 200 studenti: due delle verifiche svolte, nei giardini e nei corridoi di facoltà, erano anche scritte. Tra i fautori della protesta («facciamo gli esami al buio - hanno scritto - perché così è ridotta l'università italiana«) c'erano anche diversi presidi di altre facoltà: sarebbero stati loro a convincere Frati, durante l'ultimo Senato accademico, a cambiare posizione.
I più agguerriti, oltre ai responsabili delle facoltà umanistiche, sarebbero gli accademici di Sociologia, Scienze della comunicazione, Economia ed Ingegneria. Diversi docenti e ricercatori avrebbero già dato l'assenso. E la maggior parte degli studenti sono con loro.