25 ottobre 2020
Aggiornato 02:00
Politica

UdC, Cesa lancia il nuovo partito

Ma lo scudocrociato divide. Casini pronto ad archiviarlo. I dubbi di Buttiglione, Cesa, De Mita

PERUGIA - L'Udc volta pagina e si lancia nella costruzione del nuovo soggetto, «una casa completamente nuova» da costruire con «chiunque sia disponibile», «da pari a pari, senza invocare primogeniture», spiega il segretario Lorenzo Cesa. Sarà nuovo il nome - Partito della Nazione non piace a tutti, Ciriaco De Mita propone Partito del Popolo - e sarà nuovo il simbolo su cui tuttavia è aperta la querelle tra chi non intende rinunciare allo scudocrociato (vedi Cesa, De Mita, Buttiglione) e chi - Casini, raccontano, è molto tentato - vuole metterlo in soffitta.

«Abbiamo tre anni davanti per fa crescere un partito che si candidi al governo del paese», spiega l'ex presidente della Camera ai suoi durante una pausa del seminario 'Verso il partito della nazione', organizzato dalla Fondazione Liberal di Ferdinando Adornato. E se pure ci fossero le elezioni anticipate, ragiona, non saranno tra tre mesi, «semmai tra un anno». L'ex presidente della Camera confida molto che la forza che ha in mente possa intercettare il numero crescente di elettorato che si è astenuto alle ultime elezioni. Ed è convinto che a ingrossare le file del nuovo soggetto arriveranno i delusi del Pd e del Pdl che «soprattutto a livello territoriale» sono in fermento.

A loro Cesa spalanca le porte, invitandoli a costruire il nuovo partito «da pari a pari», «senza volerci presentare con i gradi da generale o da maresciallo». Il segretario ha infatti nei giorni scorsi azzerato le cariche dell'esecutivo nazionale del partito e lo stesso farà con i dirigenti locali ai quali dice che è arrivato il momento «di fare un passo indietro». Lo farà lui stesso mettendo a disposizione il suo mandato di segretario, per dare il buon esempio. E' un messaggio ai giovani - Cesa li invita a metterci la faccia, evitando tatticismi - ma anche alle pattuglie di altri partiti che vogliano aderire al nuovo progetto con cui appunto vuole lavorare «da pari a pari». Decisioni, quelle del segretario, che fanno discutere: «Attenzione a non sostituire vecchi boiardi con nuovi boiardi», dice Mario Tassone. E anche Savino Pezzotta è critico: «Stavolta dobbiamo cambiare davvero o il 5-6% diventerà il nostro modo di essere».

Fa discutere anche la decisione di affidare a un concorso, lanciato oggi sul sito internet del partito, la scelta del simbolo. L'ex presidente della Camera è pronto a lasciarsi alle spalle lo scudo crociato perché, è il suo ragionamento, per un partito nuovo ci vuole un simbolo nuovo. Lo è Giampiero D'Alia. Ma lo storico contrassegno della Dc ha i suoi strenui difensori: da Cesa a Tassone, da Buttiglione a De Mita. Tuttavia, anche tra chi sarebbe pronto a metterlo in soffitta, è forte il timore che rinunciare allo scudo crociato voglia dire lasciarlo ad altri che potrebbero usarlo per azioni di disturbo. Vedi l'attuale sottosegretario all'Istruzione Giuseppe Pizza con cui è ancora aperta la contesa giudiziaria sulla paternità del simbolo. E' per questo che c'è chi pensa che, se dovesse prevalere la linea di archiviare l'attuale simbolo, lo si può affidare a una Fondazione.

La soluzione della questione-simbolo verrà sicuramente rimandata a un'altra sede. Intanto la tre giorni di Todi si chiuderà domani in mattinata con l'intervento di Casini che oggi, in un fugace passaggio in sala stampa, ha promesso ai giornalisti «fuochi d'artificio».