22 febbraio 2020
Aggiornato 21:30
Corte d'appello di Palermo

Mafia, chiesti 11 anni per Dell'Utri

La richiesta del procuratore generale Antonino Gatto a conclusione della sua requisitoria. Il Senatore PdL: «Se assolto mi ritiro da tutto»

PALERMO - Undici anni di reclusione. E' questa la richiesta avanzata stamani dal pg Nino Gatto nell'ambito del processo a Marcello Dell'Utri, accusato di concorso esterno in associazione mafiosa.

Nell'intervento che di fatto ha concluso la lunga e travagliata requisitoria del procuratore generale, interrotta il 30 ottobre scorso per consentire la deposizione in aula al collaboratore di giustizia Gaspare Spatuzza e ai fratelli Graviano, Nino Gatto ha illustrato alla corte presieduta dal giudice Claudio Dall'Acqua, i diversi elementi che secondo l'accusa proverebbero la colpevolezza del senatore del Pdl. Su tutti il ruolo di vero e proprio mediatore ricoperto da Dell'Utri, tra il boss Vittorio Mangano e il premier Silvio Berlusconi; nonchè quello di inquinatore di prove, con l'accordo intrapreso dall'imputato con il pentito Cosimo Cirfeta, ed atto a screditare tre collaboratori di giustizia siciliani Francesco Onorato, Giuseppe Guglielmini e Francesco Di Carlo.

«All'esito del dibattimento d'appello - ha detto Gatto concludendo la requisitoria - resta integro il giudizio espresso dal tribunale di primo grado. Dal nuovo dibattimento, invece, emergono nuovi elementi a carico dell'imputato sorti in primis dalle dichiarazioni del collaboratore di giustizia Gaspare Spatuzza circa i rapporti di Dell'Utri con i boss Graviano. Nuovi elementi che connotano in termini negativi l'imputato, soprattutto nell'attività di inquinamento delle prove». Questa mattina, prima dell'udienza, Marcello Dell'Utri aveva dichiarato «di attendersi di tutto» dal processo, e che in caso di assoluzione avrebbe «preso in considerazione l'idea di abbandonare qualsiasi attività politica per dedicarsi ad una vita privata che fosse più tranquilla».

DELL'UTRI: «MEGLIO MANGIARE UNO SFINCIONE» - Un concetto ribadito anche dopo la richiesta di condanna non ascoltata dall'imputato perchè come lui stesso ha riferito ai cronisti era «impegnato a mangiare un ottimo sfincione». «Mi attendevo di tutto, e così è stato. Oggi ho sentito proprio di tutto - ha detto - ma non è emerso assolutamente il fatto che l'impianto accusativo è fondato su elementi per i quali c'è già stata un'assoluzione». Alla domanda se stia pensando a rilasciare delle dichiarazioni spontanee, Dell'Utri ha risposto: «Sì, è un'ipotesi sulla quale sto riflettendo. Sicuramente ci rivedremo». All'istanza del pg si sono associate le parti civili. Adesso la parola passa alla difesa, le cui arringhe inizieranno il 30 aprile. Per la sentenza, invece, bisognerà attendere la metà di giugno.