2 marzo 2021
Aggiornato 08:30
Vicini alla risoluzione del contenzioso

Frattini: tra Berna e Tripoli c'è solo un punto in sospeso

La Libia vuole l'indagine sulla pubblicazione delle foto del figlio di Gheddafi

ROMA - Libia e Svizzera sono vicine alla risoluzione del contenzioso bilaterale scoppiato nell'estate del 2008 con l'arresto a Ginevra del figlio del colonnello Gheddafi e di sua moglie, che implicherebbe da un lato il ritorno in Svizzera dei due cittadini elvetici bloccati a Tripoli ormai da un anno e mezzo, e dall'altro lato la cancellazione da parte di Berna dei 186 dirigenti libici dalla lista nera di Schengen. Lo ha detto oggi in conferenza stampa il ministro degli Esteri Franco Frattini, al termine di un incontro a Villa Madama con i colleghi di Libia e Malta, Musa Kusa e Tonio Borg.

Nel negoziato bilaterale tra Berna e Tripoli, ha detto Frattini, c'è al momento «soltanto un punto in sospeso»: si tratta della richiesta da parte libica di una indagine per chiarire come sia stato possibile che alcune fotografie di Hannibal Gheddafi, il figlio del Colonnello libico, scattate in un ufficio pubblico, siano state pubblicate sui mezzi d'informazione.

Il titolare della Farnesina ha indicato che la sua collega svizzera, Micheline Calmy Rey, si è detta «pronta a concludere un accordo definitivo» con Tripoli. «Questo accordo - ha spiegato Frattini - deve includere l'autorizzazione per i due svizzeri di lasciare la Libia e tornare in Svizzera, e deve implicare la cancellazione dei 186 dirigenti libici» dalla lista nera Schengen. Sono «due passi congiunti», ha proseguito il ministro, e anche «il collega libico Musa Kusa mi ha detto che loro non hanno alcun problema ad autorizzare i due cittadini elvetici a tornare in Svizzera immediatamente». Resterebbe quindi da soddisfare solo quest'ultima richiesta da parte di Tripoli di una indagine «sulla fuoriuscita di fotografie di Hannibal Gheddafi in stato di arresto».