28 febbraio 2020
Aggiornato 00:00
La deposizione del figlio dell'ex sindaco di Palermo

Mancino: mai saputo di una trattativa, sono calunnie

Il vice presidente del Csm smentisce Massimo Ciancimino: «Chi ne parla è un millantatore»

ROMA - Parlare di una trattativa Stato Mafia è da calunnia. Lo ribadisce il vice presidente del Csm, Nicola Mancino, che nega di aver mai saputo una cosa del genere e smentisce Massimo Ciancimino. «Il signor Massimo Ciancimino continua ad affermare che Rognoni e Mancino sapevano della trattativa Stato-mafia. Ma Rognoni e Mancino sono stati ministri in epoche diverse, rispettivamente del governo Andreotti, il primo, e del governo Amato il secondo. Uno dei due, non essendo più o non ancora ministro, a che pro doveva sapere?», afferma Mancino in una nota dopo essere stato tirato in ballo dalle dichiarazioni del figlio dell'ex sindaco di Palermo.

«Per quanto mi riguarda - sottolinea -, ribadisco che all'epoca delle stragi io, della trattativa, niente ho mai saputo e, per questo motivo, ho presentato alle Procure della Repubblica di Palermo e di Caltanissetta un esposto-denuncia nei confronti di Ciancimino jr. Quanto alla conoscenza di presunte trattative da parte dei politici, Ciancimino jr. afferma che al padre fece questa confidenza tale Franco o Carlo, a suo dire, agente dei Servizi segreti. Chi sia questo Franco o questo Carlo, Ciancimino jr., pur avendolo incontrato numerose volte, come lui afferma, non lo ha mai detto!».

«A nessuno è sorto il sospetto che l'anonimo agente dei Servizi, se mai è esistito, abbia potuto millantare? Se quell'agente ha o avrà un nome e un cognome, e se dovesse confermare l'assunto del signor Ciancimino - conclude Mancino - chiedo ai magistrati di Palermo di processare pure lui per calunnia (o per millantato credito)».