22 maggio 2019
Aggiornato 11:30
Messa in ricordo del terremoto che colpì la città siciliana cento anni fa

Bagnasco ricorda l'alluvione di Messina

«Doveroso interrogarsi. I Vescovi sono vicini alla gente»

MESSINA - «Anche di recente le forze della natura sono tornate a colpire seppure in forme diverse ed in misura minore». Lo ha detto il presidente della Cei Angelo Bagnasco che oggi pomeriggio ha celebrato una messa a Messina in ricordo del terremoto che colpì la città siciliana cento anni fa. Ma non è mancato, ovviamente, un riferimento anche alla recente alluvione costata la vita a oltre trenta persone. In mattina il cardinale si è recato in visita ai luoghi colpiti dal disastro naturale. Nella sua omelia il porporato ha richiamato il 'dovere' di interrogarsi e prevenire, per quanto possibile, questo genere di calamità.

IL TERREMOTO - «La mia presenza - ha proseguito Bagnasco - testimonia la vicinanza mia e dei vescovi italiani, consapevoli di quella comunione di affetti e di missione che si esprime nella prossimità quotidiana dei Pastori alla gente nelle parrocchie, nei luoghi di lavoro, nei gruppi. Condividendo le gioie e le speranze, ma anche i dolori e le preoccupazioni dell'esistenza di tutti». Poi, tornando all'evento catastrofico di cento anni fa, Bagnasco ha osservato: «Siamo davanti a Dio nel centesimo anniversario del terribile terremoto che colpì Messina. Gli anniversari fanno parte della vita umana: quelli lieti per rinnovare la gioia, quelli dolorosi per affidare al Padre della misericordia le anime dei defunti, per guardare al futuro con fiducia e coraggio fatti più saggi e più forti».

«Ogni sventura che percuote l'anima e segna la carne ci pone delle domande legittime: potevamo evitare le cose? Era possibile prevedere e prevenire? Oppure tutto era troppo imponderabile? Interrogarci è giusto e anche doveroso - ha concluso Bagnasco -, e così risponderci per quanto è possibile al fine di migliorare l'azione futura. Anche questo fa parte di quella conversione alla saggezza che è intelligente invocare nel cuore dei singoli, delle società e dei popoli».