12 marzo 2026
Aggiornato 11:39
Politica & Riforme

Casini «pontiere» tra maggioranza e opposizione

Per Tremonti bisognerebbe «ripartire dalla Bozza Violante». Il duo Veltroni-Franceschini dice «no ad uno scambio riforme-giustizia»

ROMA - Gli ultimi scampoli di 2009 sono all'insegna dei buoni propositi. Ieri, intervenendo telefonicamente a una manifestazione del Pdl a Verona, il premier Silvio Berlusconi ha ribadito che dall'aggressione nei suoi confronti si deve trarre l'insegnamento di «rispettare gli avversari politici senza considerarli nemici». Poi ha aggiunto: «Se di un presidente del Consiglio si dice che è corruttore di minorenni, un corruttore di testimoni, uno che uccide la libertà di stampa, che è un mafioso o addirittura uno stragista, è chiaro che in qualche mente labile possa sorgere il convincimento che essere tirannicidi e diventarlo vuol dire essere degli eroi nazionali».

TREMONTI - Ma non sono solo i toni di Berlusconi a essere più distensivi. Giulio Tremonti, ministro dell'Economia, in una intervista al Corriere della Sera di ieri, ha ribadito la necessità di riforme istituzionali «da fare in Parlamento o in alternativa con l'elezione di un corpus politico ad hoc» e ha avanzato pure l'idea di «una riforma fiscale che metta al centro le famiglie, il lavoro, la ricerca e l'ambiente».
Per Tremonti, bisognerebbe «ripartire dalla Bozza Violante approvata nella scorsa legislatura» (riduzione del numero dei parlamentari, fine del bicameralismo perfetto con la trasformazione del Senato in Camera delle Regioni). Quanto al metodo del confronto, il ministro dell'Economia non esclude la possibilità della formazione di una specifica Commissione parlamentare o di una Convenzione per le riforme.

CASINI - Il più convinto a raccogliere la proposta di dialogo è Pier Ferdinando Casini che concludendo l'Assemblea nazionale dell'Udc, ha ribadito che per le riforme serve «una sede legittimata dal Parlamento nella quale ciascuno si assuma le proprie responsabilità». L'ex presidente della Camera si è detto inoltre d'accordo con Massimo D'Alema che nei giorni scorsi, scatenando polemiche anche nel Pd, aveva fatto riferimento a «inciuci» che possono diventare positivi. «A volte bisogna tornare a qualche compromesso», ha detto il leader dell'Udc. Proprio D'Alema chiarisce la sua posizione: «Inciucio è una brutta parola che non mi piace. E' stata usata dalla giornalista che mi ha intervistato e io ho detto, anzi lo ripeto polemicamente, che ciò che viene chiamato inciucio a volte invece è un compromesso che può essere utile per il paese». Quindi, «il paese ha bisogno di riforme in tanti campi, la maggioranza non è in grado di farle e l'opposizione ha il dovere di mettersi in gioco».

VELTRONI-FRANCESCHINI - Nel Pd, ad attaccare la posizione di D'Alema ci hanno pensato Dario Franceschini e Walter Veltroni nel corso della riunione che si è svolta a Cortona della corrente Area democratica.
Veltroni in particolare ha posto dei paletti nel dibattito interno: no a scambi riforme-giustizia, no ad abbandoni del bipolarismo, no alla leadership di una futura coalizione di centrosinistra affidata a un leader di un altro partito (Casini).
La minoranza del Pd punta l'indice soprattutto sulla trattativa che sarebbe in corso tra Udc e Pdl sulla giustizia con Casini pontiere tra maggioranza e opposizione. Nel caso di un ritiro al Senato della riforma del processo breve, l'Udc sarebbe disposta a votare la soluzione del «legittimo impedimento» come scudo di protezione per evitare che l'azione di governo del premier sia disturbata dai processi che lo vedono imputato. Questa soluzione andrebbe bene anche alla leadership del Pd di Pierluigi Bersani che pur non votandola in Parlamento la riterrebbe la condizione necessaria per una ripresa di dialogo sulle riforme.

A favore di «una costituente allargata agli enti locali» si schiera Roberto Calderoli, ministro leghista per la Semplificazione legislativa, che auspica un nuovo modello di Parlamento, della forma di governo e una riforma della giustizia. Un no alla mano tesa tra maggioranza e opposizione arriva da Antonio Di Pietro: «Quando la richiesta di dialogo arriva dal governo Berlusconi, la prima cosa che bisogna chiedersi e': dov'e' la fregatura?». Il leader dell'Idv polemizza anche con il Pd per la sua eccessiva disponibilità.

COPASIR - Un'ultima notizia riguarda D'Alema. E' lui il candidato più gettonato per sostituire Francesco Rutelli alla presidenza del Copasir, il Comitato parlamentare per la sicurezza. Dopo le dimissioni irrevocabili annunciate da Rutelli, impegnato nella guida del suo nuovo movimento Alleanza per l'Italia, le consultazioni avviate da Gianni Letta, sottosegretario alla presidenza del Consiglio, indicherebbero proprio in D'Alema la personalità più adeguata per ricoprire quel ruolo.