20 febbraio 2020
Aggiornato 13:00
La «trattativa» Stato-Mafia

Mancino: «Criminali non scrivano storia»

Il vicepresidente del CSM, che ha ricevuto la solidarietà dal plenum: «Non dare credito a dichiarazioni scandalistiche»

ROMA - La storia non deve essere scritta da criminali, che restano tali e vanno giudicati dalla magistratura. Lo ha ribadito il vice presidente del Csm, Nicola Mancino, dopo aver ricevuto la solidarietà del plenum per le rivelazioni dei pentiti sulla trattativa Stato-mafia prima delle stragi del '92.

In apertura della seduta odierna dell'Assemblea plenaria del Consiglio Superiore della Magistratura, informa una nota, il Consigliere Michele Saponara ha espresso al Vice Presidente Nicola Mancino la piena e convinta solidarietà del Consiglio dopo i reiterati attacchi provenienti da alcuni organi di stampa. «Poiché le calunnie continuano - ha detto Saponara - intendo confermare, anche a nome dei Consiglieri Gianfranco Anedda e Ugo Bergamo, ma convinto di interpretare la volontà dell'intero Plenum, la nostra affettuosa e convinta solidarietà, ed incoraggiare il nostro Vice Presidente a proseguire con serenità il suo impegno alla guida operativa del Consiglio Superiore della Magistratura».

Il Consigliere Saponara ha altresì informato il plenum che nel corso di un cordiale colloquio fra il Vice Presidente e il Consigliere Gianfranco Anedda sono state superate le incomprensioni emerse durante il dibattito di ieri pomeriggio.

In risposta, il Vice Presidente ha ringraziato il Consigliere Saponara e tutti i componenti del Plenum per le numerose manifestazioni di stima pervenutegli ed ha aggiunto: «Dobbiamo ribellarci all'ipotesi che la storia degli ultimi anni possa essere scritta dai criminali. Se ciò avvenisse, sarebbe oscuro il futuro che prepareremmo per i nostri figli. I criminali restano tali e vanno giudicati dalla Magistratura. Mi spiace vedere che si dà credito a dichiarazioni scandalistiche e calunniose rese da assassini che si sono macchiati del sangue di integerrimi servitori dello Stato. I comportamenti di questi criminali vanno valutati con la severità che meritano, soprattutto quando hanno come evidente obiettivo la ritorsione nei confronti di chi ha dato impulso alle indagini che hanno portato alla loro cattura».