19 ottobre 2019
Aggiornato 13:30
In occasione della Giornata Mondiale della Biodiversità

La lista WWF delle specie simbolo in pericolo in Italia

Messe a rischio dal consumo e frammentazione del territorio, dai cambiamenti climatici e dalla caccia

ORSO - Piccole e ridotte popolazioni che vedono ogni giorno di più contrarsi il loro habitat i loro boschi, frammentato da strade, minacciato da nuovi insediamenti sciistici e abitativi, tagliati per fare spazio a nuovi terreni agricoli e per finire messi a serio rischio da una cattiva gestione della caccia e vittime di quel veleno che mani incoscienti continuano a spargere nei nostri ambienti (20-25 individui sulle Alpi, 60 sugli Appennini).

LONTRA - Chi l’avrebbe mai detto che un’auto potesse rappresentare un serio rischio per la lontra, raro abitante dei nostri corsi d’acqua. Eppure è così le infrastrutture viarie che hanno negli ultimi anni frammentato i loro ambienti sono diventate delle barriere, degli ostacoli tra un corso d’acqua e un altro e oggi oltre alla distruzione degli ambienti fluviali la lontra è diventata una delle vittime illustri delle auto nel vano tentativo di spostarsi da un fiume ad un altro. (220-260 individui stimati e distribuiti lungo i fiumi del centro sud)

STAMBECCO ALPINO - Lo stambecco è senza dubbio una delle specie simbolo dell’arco alpino, testimonial di una rinascita nello scorso secolo a partire da un’unica popolazione residua che rimaneva nel 1920 all’interno del territorio del Parco Nazionale Gran Paradiso, e grazie ad ingenti sforzi promossi ha riconquistato una parte del suo antico areale con nuove popolazioni che, nella maggior parte dei casi, sono tuttora piccole e sofferenti a causa di una bassissima variabilità genetica, e di una particolare vulnerabilità della specie agli stress ambientali e di natura antropica, il global warming sembra avere la capacità di influire sulla mortalità dei piccoli di ungulati consentendoci di affermare come questa specie sia tra quelle in crisi a causa dei cambiamenti climatici. (circa 30.000 capi su tutto l’arco alpino, di cui almeno un terzo in Italia).

LUPO - Ancora oggi il bracconaggio rappresenta la prima minaccia per questa specie, un accanimento verso questo animale perpetrato in risposta ai presunti danni causati dal lupo al bestiame domestico che troppo spesso non è seriamente gestito favorendo la sua potenziale predazione, da non sottovalutare poi la perdita di identità genetica causata dall'ibridazione con i cani randagi, problemi ai quali si accostano la frammentazione e degrado dell'habitat che sta consumando gli ambienti più adatti a questa specie. (Le ultime stime di densità parlano 500-800 individui).

CAPRIOLO ITALICO - Anche per questa specie il bracconaggio continua a rappresentare una seria minaccia favorito dalla frammentazione dei suoi territori, da strade montane che arrivano fino nel cuore dei più importanti boschi per questa specie. Inoltre vi è sempre più evidente la perdita della specificità genetica dovuta a ibridazione con la sottospecie europea utilizzata in passato per i programmi di reintroduzione scopo caccia. (meno di 10.000 individui).

AQUILA DEL BONELLI - Poche coppie sempre più assediate dall’avanzata delle infrastrutture umane che stanno modificando un ambiente un tempo ricco di conigli e alte potenziali prede, e oggi povero, con scarse risorse alimentari e con sempre più insistente il fenomeno del bracconaggio che sembra volere condannare all’estinzione questa specie nel nostro paese. (10-12 coppie)

CAPOVACCAIO - Le aride steppe mediterranee sono oramai scomparse quasi del tutto e con loro si sta rarefacendo sempre di più il piccolo avvoltoio degli egizi, sfrattato dalle sue rupi assediate dall’uomo e con sempre meno terreni liberi dove ricercare le sue prede, inoltre una politica irresponsabile ha negli ultimi anni permesso la nascita di centrali eoliche o di linee aeree vicino agli ambienti rupicoli frequentati minacciano seriamente gli ultimi esemplari. (nel 2005 sono state stimate 10 coppie)

PERNICE BIANCA - Forse una delle più importanti vittime dei cambiamenti climatici, vittima di un ambiente che troppo velocemente si va modificando alterando la stagionalità, su una popolazione ai limiti insiste poi ancora oggi una caccia irrazionale ed irresponsabile che non sembra valutare la crisi che la specie sta affrontando ma vuole persistere una attività che un tempo una popolazione vitale e abbondante poteva sopportare ma che oggi può decretarne l’estinzione in pochi anni. (5.000-9.000 coppie)

GALLINA PRATAIOLA - Non una gallina ma un parente stretto della nobile gru. Legata agli ambienti steppici e agricoli è minacciata dalla trasformazione di questi ecosistemi determinati dall’abbandono delle pratiche agricole e zootecniche. (circa 350 coppie)

ANATRE MEDITERRANEE - Quattro specie di anatre rare frequentano gli ambienti umidi del Mediterraneo: Moretta tabaccata, Anatra marmorizzata, Gobbo rugginoso e Fistione turco. Sono sempre più rare e alcune estinte in Italia. La trasformazione degli ambienti umidi dovuti alle bonifiche e al consumo del suolo hanno ridotto queste bellissime specie sull’orlo dell’estinzione in tutto il bacino del Mediterraneo. (moretta tabaccata: 10-30 coppie; anatra marmorizzata:circa 10 coppie; fistione turco:30-35 coppie; gobbo rugginoso: alcuni individui reintrodotti)

PELOBATE FOSCO - Vittima illustre della progressiva scomparsa di ambienti umidi residuali e dalla bonifica agricola e dal consumo del suolo che ha interessato tutta la nostra pianura padana. Oggi le poche popolazioni rimaste sono al limite con piccole popolazioni soggette ad impoverimento del proprio patrimonio genetico.

PESCI DELLE ACQUE INTERNE - Nei fiumi e nei laghi italiani vivono ben 48 specie di pesci, tre quarti dei quali sono minacciati dall’artificializzazione dei corsi d’acqua, ridotti ad alvei di cemento senza più vegetazione, dalle captazioni sempre più massicce e dall’immissione di specie estranee che finiscono per competere o per sostituire le nostre specie.

TARTARUGHE MARINE - Ormai in Italia depongono le loro uova in pochissimi luoghi costieri e il numero dei nidi è esiguo. Questo a causa dell'estesa antropizzazione delle coste e del conseguente disturbo alle femmine che vogliono deporre, alle uova in incubazione e hai piccoli appena nati, fino ad arrivare a situazioni di estremo degrado dell'habitat in cui la spiaggia stessa è scomparsa. Nel mare le tartarughe sono ancora presenti, e i mari Italiani sono particolarmente importanti, ma le catture accidentali in attrezzi da pesca minacciano la sopravvivenza delle popolazioni mediterranee.