7 dicembre 2019
Aggiornato 22:00
Approvato il Decreto Univerità

Palagiano (Idv): «Più fondi agli atenei virtuosi? Ne rivendichiamo il diritto d’autore»

Con queste parole l’On. Antonio Palagiano, primo firmatario dell’ordine del giorno suddetto e Capogruppo Idv in Commissione Affari Sociali, ha commentato l’approvazione del ddl Gelmini avvenuta ieri alla Camera

«Non solo questa riforma universitaria è una mera operazione di facciata, ma parlare di finanziamento agli atenei virtuosi, vantandosene e facendo propria un’idea contenuta tra l’altro in un ordine del giorno (9/1386/134) dell’opposizione al decreto sullo sviluppo economico – accolto dal Governo e dall’Aula Parlamentare con voto plebiscitario - senza neanche riconoscerlo mi sembra ingiusto». Con queste parole l’On. Antonio Palagiano, primo firmatario dell’ordine del giorno suddetto e Capogruppo Idv in Commissione Affari Sociali, ha commentato l’approvazione del ddl Gelmini avvenuta ieri alla Camera.

«Ricorrendo per la nona volta alla fiducia si è approvata una riforma che è tale solo nelle intenzioni, ma non certo nei fatti – continua il deputato Idv. Questo ddl è stato definito un passo avanti verso la meritocrazia, ma come può esserlo, se l’unico cambiamento è quello di portare da tre a cinque i membri della commissione esaminatrice per i concorsi di prima e seconda fascia? E come è possibile, inoltre, che questa riforma ignori completamente la fascia dei professori associati (i numeri parlano chiaro: 90% ai ricercatori, 10% agli ordinari), bloccandone di fatto la carriera ed impedendo così il progresso dei meritevoli? Si tratta forse di una svista?»

«È necessario convincersi che per aprire le nostre università ai più virtuosi ed intercettare il merito bisogna per prima cosa stroncare il fenomeno del nepotismo – conclude l’On. Palagiano – e sarebbero bastati un paio di articoli al provvedimento per cambiare concretamente qualcosa: evitare i baby ricercatori (specializzandi che nello tempo vincono i concorsi, creando un paradosso tutto italiano: discenti e docenti allo stesso tempo!) e la partecipazione ai concorsi a quei candidati che hanno un parente in un ruolo apicale nell’ateneo interessato. Ma nulla è stato fatto e quello della riforma universitaria appare sempre più solo uno spot elettorale piuttosto che una reale volontà di cambiare le cose da parte di questo Governo… di baroni!»