21 giugno 2024
Aggiornato 08:30
Uccelli protetti

TAR di Bologna ferma alla caccia di cormorani, storni, tortore e passeri

Accolto ricorso di WWF, LAC e LAV e blocca abbattimento di migliaia di uccelli protetti

Il TAR di Bologna ha emesso un’ordinanza con cui ha sospeso l'efficacia della Delibera della Giunta regionale n. 1211 del 28 luglio scorso che consentiva la caccia in deroga a numerose specie di uccelli protetti in tutta Europa: Cormorano, Storno, Tortora dal collare orientale, Passero e Passera mattugia: da oggi, quindi, chiunque dovesse abbattere uno solo degli uccelli appartenenti alle specie citate, incorrerebbe in una grave violazione di carattere penale, ovvero la caccia a specie protette.

«Non siamo ancora a conoscenza delle motivazioni che hanno determinato l'ordinanza di sospensiva - dichiara Angelo Michelucci Presidente regionale del WWF - siamo però estremamente soddisfatti che i nostri rilievi abbiano consentito di attivare la misura cautelare che sospende l'esecuzione della delibera regionale e quindi l'abbattimento di migliaia di uccelli protetti dalle direttive comunitarie».

«Proprio oggi – continua Michelucci – abbiamo appreso che la Regione Emilia-Romagna ha intenzione di impugnare la sospensiva del TAR in sede di Consiglio di Stato. Vorremmo ricordare alla Regione che la Commissione europea ha già messo in mora l’Emilia-Romagna, assieme a molte altre regioni, nell’ambito della procedura d’infrazione n. 2006/2131, per il mancato recepimento e la cattiva applicazione della direttiva 79/409/CEE sulla conservazione degli uccelli selvatici. La Commissione, infatti, nella lettera di messa in mora afferma che : «il regime delle deroghe previsto dalla direttiva è prevalentemente utilizzato per autorizzare una sorta di regime semi-permanente di caccia agli uccelli rispetto ai quali la caccia è vietata».»

«La Regione – conclude il Presidente del WWF – si pone in contrasto con le norme comunitarie e utilizza denaro pubblico di tutti gli emiliano-romagnoli per difendere il suo operato davanti alla giustizia amministrativa. Ciò al solo scopo di garantire un maggiore divertimento ai cacciatori visto che è tutta da dimostrare l’efficacia della caccia come strumento per evitare i danni all’agricoltura. Sarebbe il caso che le parcelle degli avvocati le pagassero le associazioni venatorie.»