16 ottobre 2019
Aggiornato 21:30
Scuola

Castagnetti a Gelmini: «Riforma fa male a scuola pubblica»

Così Pierluigi Castagnetti, si rivolge al ministro della Pubblica istruzione, Maria Stella Gelmini, in una lettera aperta pubblicata oggi su Europa

«Se anziché adottare lo strumento del decreto lei fosse venuta in Parlamento con un disegno di legge avrebbe potuto apprezzare la nostra sincera volontà a collaborare, perché la scuola italiana ci sta a cuore, molto. La scuola è di tutti, e non di un governo o di una maggioranza. La scuola è il futuro dei nostri figli e del paese».

Così Pierluigi Castagnetti, si rivolge al ministro della Pubblica istruzione, Maria Stella Gelmini, in una lettera aperta pubblicata oggi su Europa.

«Non neghiamo certo i problemi seri da affrontare - prosegue - ciò che contestiamo è la efficacia della risposta che il governo intende dare. Il decreto sposta infatti il suo intervento verso contenuti assolutamente sbagliati che vengono di fatto identificati come le cause di tutte le questioni aperte nella scuola: troppi insegnanti, il voto in condotta, l’orario scuola, la valutazione numerica».

«Gli interventi previsti dal decreto - prosegue - concentrano la loro attenzione più sugli effetti di risonanza esterna (la bocciatura sia per ragioni di condotta sia per quelle di apprendimento) che non sugli obiettivi di qualificazione degli apprendimenti, più sugli aspetti di selezione sociale che sullo studio degli interventi promozionali, più sugli aspetti di apparenza (il voto numerico) che su quelli di significato (la valutazione formativa).

In tutto il decreto non c’è un solo elemento propositivo per lo sviluppo degli apprendimenti: niente sulla ricerca didattica, sulla qualificazione professionale dei docenti e sulla stessa organizzazione della scuola. Cioè sulla qualità, che è la vera necessità della scuola italiana. Non si tratta allora di una riforma, ma di una modalità per lo Stato di fare cassa. E fare cassa sulle spalle delle nuove generazioni è la cosa più imperdonabile, oltreché più autolesionista che uno Stato possa immaginare. Ci ripensi signora Ministro - conclude - chieda l’autorizzazione a Berlusconi e a Tremonti di poter aprire un dialogo in Parlamento, e vedrà che tutti insieme riusciremo a migliorare questo provvedimento scritto nottetempo».