La rivincita di Gore
La convetion dei Democratici americani a Denver ogni giorno ha regalato grandi sorprese e soprattutto tante emozioni
La convetion dei Democratici americani a Denver ogni giorno ha regalato grandi sorprese e soprattutto tante emozioni. Chi ha seguito nel corso di questi decenni l’avvicendarsi dei vari candidati alla presidenza degli Stati Uniti sa che queste sono occasioni uniche e irripetibili. E l’ultima sera, prima che il sipario si chiudesse definitivamente sulle primarie dei democrats e iniziasse la vera campagna elettorale alla rincorsa della Casa Bianca, una di quelle emozioni forti è tornata a ripetersi improvvisamente, quando cioè, sul palco per presentare il candidato democratico, Barack Obama, è arrivato Al Gore, lo storico vice di Bill Clinton negli anni della sua prestigiosa presidenza, otto anni dopo la sua clamorosa sconfitta contro Bush Jr quando concorse per la carica di presidente degli States.
Proprio a lui è toccato l’onore di presentare alla platea e ai delegati, Obama, proprio lui, che nelle elezioni del 2000 perse in maniera beffarda, risultando il favorito per voto popolare ma che invece uscì sconfitto per verdetto della Corte Suprema. Proprio a lui è toccato rivivere in prima persona la speranze, le gioie e le trepidazioni di quei momenti che danno il via alla frenesia della campagna elettorale, l’ultima fase della grande fatica che spetta ai candidati, allo staff e agli elettori. Nessuno avrebbe mai immaginato, dopo l’ atroce sconfitta contro Bush nel 2000, che Gore non solo avrebbe vinto il Premio Nobel per la Pace, e che sarebbe diventato un feroce ecologista, profeta e persecutore dell’effetto serra, oltre che vincitore di un Premio Oscar per l’eco-documentario «Una verità Scomoda». L’ex senatore, nonostante l’amarezza della batosta presidenziale che avrebbe messo in ginocchio chiunque, in questi anni ha saputo riconquistare smalto e popolarità e sul palco di Denver di fronte a milioni di persone si è preso la sua rivincita pronunciando quelle parole che sicuramente sono state pensate da molti in questi anni: «Il mondo starebbe meglio se avessi vinto io».
Purtroppo le cose sono andate diversamente e ora è al futuro che bisogna guardare, lascia intendere Gore, un futuro che adesao è rappresentato da Barack Obama. Dopo averlo paragonato ad Abramo Lincoln «per l’abilità di ispirare le persone con una grandiosa passione per la giustizia», Gore si lancia in un lungo discorso a favore del senatore dell’Illinois: «Obama rappresenta un nuovo inizio. Barack Obama ha l’esperienza, la forza e la saggezza per ritrovare l’American Dream. Al suo fianco ha una moglie meravigliosa e Michelle sarà anche una magnifica First Lady. Obama è il meglio che la nostra Nazione possa desiderare in questo momento». Poi lancia un appello ai giovani: «Tanti di voi voteranno per la prima volta e sono sicuro che voi sapete che l’America può essere migliore di questa. Serve qualcuno che porti alle famiglie un messaggio di cambiamento e di speranza e solo Barack Obama può essere il portavoce». Gore infine non perde l’occasione per attaccare John Mccain, il candidato repubblicano alla Casa, erede delle politiche di Bush: «Non dimenticate che abbiamo invaso una nazione che non ci ha attaccato – continua riferendosi alla guerra in Iraq – e McCain vuole continuare la politica di Bush. Io credo nel riciclaggio, ma questo mi sembra ridicolo». «Obama svilupperà una politica estera intelligente e forte e grazie a lui prenderemo Bin Laden. E poi cosa c’è di meglio che avere un presidente che dalla Casa Bianca ci dice «Yes we can»?».
Un grande trionfo per Gore, una grande rivincita prima di lasciare il passo all’atteso protagonista della convetion, Barack Obama, il futuro degli Stati Uniti d’America.
AdO
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