22 settembre 2019
Aggiornato 12:00
Indagine SWG

Aumenta il senso di insicurezza e vulnerabilità di chi naviga sul web

E' infatti in crescita del 4% il rischio di subire episodi di odio e di violenza verbale (bullismo, diffamazione, denigrazione)

Aumenta il senso di insicurezza e vulnerabilità di chi naviga sul web
Aumenta il senso di insicurezza e vulnerabilità di chi naviga sul web Pixabay

ROMA - Aumenta, in Italia, il senso di insicurezza e vulnerabilità di chi naviga sul web. E' infatti in crescita del 4% il rischio di subire episodi di odio e di violenza verbale (bullismo, diffamazione, denigrazione): dall'11% del 2017 per arrivare al 14% del 2019. In salita anche la percentuale di chi crede che sia in corso un processo di decadimento del linguaggio (+4%): dal 9% al 13%. Gli utenti della Rete sono sempre più convinti che ormai i nostri dibattiti online si svolgano solo attraverso le estremizzazioni delle opinioni (+5%): dal 7% del 2017 al 12% del 2019. A conferma che il web viene percepito come terreno ostile per un confronto costruttivo.

Indagine SWG

Questi alcuni dei dati raccolti da SWG, «Odio e falsità in rete. La percezione dei cittadini a distanza di due anni», in occasione della terza edizione di «Parole O_Stili», progetto di sensibilizzazione contro la violenza delle parole, che si aprirà da domani a Trieste e vedrà tra i protagonisti i più importanti esperti della Rete che si ritroveranno per discutere sui temi della consapevolezza digitale e dei linguaggi ostili: cyberbullismo, fake news, revenge porn, crisis management.

«Pericolo» fake news

Dall'indagine emerge una sensibile crescita (+ 13%) della paura di abboccare alle fake news sui social e in Rete: si passa dal 26% del 2017 al 39% del 2019. Significativa la percentuale che vede gli intervistati d'accordo all'80% sulle false notizie come un grave problema per la società. Sconfortante, invece, quel 68% che si è rassegnato alla violenza verbale online considerandola il nostro nuovo modo di comunicare ai tempi di internet.

Hate speech

Una nota importante va fatta sui dati riferiti alle vittime di hate speech. È in diminuzione rispetto al 2017 la percezione che a subire linguaggi violenti siano i migranti (-12%) - si passa dal 20% del 2017 all'8% del 2019 - i politici (-8%) - dal 22% al 14% - e le donne (-8%), dal 19% all'11%. In aumento, invece, l'idea che le nuove vittime siano le forze dell'ordine (+3%): se nel 2017 era il 6% adesso cresce fine al 9%. Invariate restano le percentuali per omosessuali, personaggi dello spettacolo, disabili.