23 settembre 2020
Aggiornato 04:30
biotech

Boom di economia «bio», le startup italiane valgono 277 milioni di euro

Sono 576 le startup innovative che si occupano di bioeconomia, e rappresentano circa il 7% del totale di quelle iscritte all’apposito registro

MILANO - Sono quei settori che trattano materie prime rinnovabili di origine biologica, dall’industria alimentare, al tabacco, dall’agricoltura alla tessile, per conferire loro una nuova veste. Si chiama bioeconomia e in Italia sta assumendo un ruolo sempre più decisivo, soprattutto in alcune regioni come il Trentino Alto Adige, l’Umbria e il Friuli Venezia Giulia. E un settore composto da una presenza marcata di startup: ben 576, circa il 7% del totale delle startup innovative iscritte nel Registro delle Imprese. Per un valore che si aggira intorno ai 277 milioni di euro.

All’interno di questo quadro convivono settori più tradizionali, come quelli della filiera agro-alimentare, che dominano in termini di valore della produzione e svolgono il ruolo fondamentale della nutrizione, e attività ad elevato contenuto innovativo come la filiera della chimica bio-based o dei biocarburanti. Secondo il rapporto stilato da Intesa Sanpaolo nel 2016 l’insieme delle attività connesse alla bioeconomia italiana (includendo la gestione e il recupero dei rifiuti biodegradabili) ha generato un output pari a circa 260 miliardi di euro, l’8,3% del totale dell’economia italiana e il 26% se consideriamo solamente la componente della produzione di beni. Aggiungendo a questo valore le stime sul ciclo idrico, il settore della bioeconomia in Italia supera i 270 miliardi di euro, l’8,6% sul totale della produzione nazionale.

La maggior parte delle startup opera nel settore dell’industria alimentare e della nutrizione che, nella stima complessiva della bioeconomia rappresenta oltre la metà del totale (51%), per un valore superiore a 132 miliardi di euro, in crescita rispetto al 2015 di oltre due miliardi di euro. Quanto ai prodotti chimici bio-based, sulla base delle informazioni disponibili, nel 2016 il comparto potrebbe aver superato i 3 miliardi di euro in valore; l’1,2% sul totale della bioeconomia. La produzione di biocarburanti in Italia, secondo le statistiche Prodcom è stata pari ad un valore di 350 milioni di euro, in crescita rispetto al precedente anno. Questo segmento rappresenta lo 0,1% della bioeconomia. Lo sviluppo futuro dei biocarburanti è condizionato dalla capacità di trovare risorse naturali diverse da quelle agricole per la sua produzione, nonché processi di trasformazione meno impattanti per l’ambiente.

Uno slancio importante è dato dal bio-packaging. Questa filiera può avere un ruolo importante nell’ambito della bioeconomia e, in un’ottica più ampia dell’economia circolare, sia attraverso la rilevanza che assumono il recupero e il riciclo dei materiali, sia considerato il crescente interesse per lo sviluppo di nuovi materiali da imballaggio bio-based, come le bioplastiche, nell’ottica di una riduzione dell’impatto ambientale. Nel packaging l’utilizzo di bioplastiche sta infatti registrando un ruolo sempre più rilevante. Le stime di European Bioplastics relative al 2017 evidenziano come, nell’utilizzo della bioplastica, la filiera del packaging abbia un ruolo centrale: oltre il 60% della produzione mondiale di bioplastiche è destinato infatti al settore dell’imballaggio, con una produzione di circa 1,2 milioni di tonnellate, di cui circa il 60% specializzato negli imballaggi rigidi e il restante in imballaggi flessibili. La recente diffusione del fenomeno dell’e-commerce anche nel nostro Paese, sta inoltre dando nuovo impulso alla domanda di imballaggi adatti a trasportate in maniera più affidabile e sicura una pluralità di merci differenti.

Si stanno pertanto moltiplicando, anche in Italia, gli sforzi delle imprese e degli istituti di ricerca volti alla produzione di nuovi materiali bio-based applicabili al settore del packaging. La ricerca è indirizzata verso la produzione di polimeri bio-based, da riutilizzare in questo settore sfruttando materiali di origine naturali diversi, con un interesse crescente per il recupero degli scarti agricoli. L’Istituto italiano di tecnologia di Genova, ad esempio, ha recentemente brevettato una tecnologia che, sfruttando l’invenduto della frutta e verdura del mercato della città è in grado di trasformarla in plastica bio-based, da riutilizzare nella filiera stessa.